Il Genio militare in soccorso del Porto

Giungerà da Roma anche il Geniodife, la Direzione generale dei lavori e del Demanio, per eseguire un puntuale sopralluogo tecnico nell’area del porto interessata dalle opere di dragaggio, nell’ambito della manutenzione dei fondali del canale di accesso. Si tratta in particolare di un gruppo interforze, composto da un colonnello dell’Esercito e da un tenente di vascello della Marina militare che parteciperanno alla supervisione dello specchio acqueo di evoluzione, ma anche di altre porzioni rientranti nell’attività manutentiva, assieme agli altri soggetti, istituzionali e operativi. Una verifica accompagnata da test sul campo, al fine di monitorare la presenza di materiale ferroso. È evidente che nell’area del Monfalconese sono state scaricate migliaia di bombe durante i due Conflitti mondiali e quelle intrappolate nei sedimenti dei fanghi del porto possono anche essere sottoposte a spostamenti dovuti a mareggiate o provocati dai vortici delle eliche delle navi.
Il rinvenimento di cinque ordigni nell’arco di quattro mesi, ossia dall’avvio delle opere di manutenzione dei fondali, ha reso necessaria una sorta di “ceck-up” dello stato dell’arte, sotto il profilo tecnico-operativo e della evidente garanzia di sicurezza. Da qui l’incontro in Prefettura avvenuto l’altro ieri, per fare il punto della situazione e stabilire le scelte più opportune.
Al vertice tecnico erano presenti tutte le parti coinvolte, dal Geniodife al Provveditorato delle opere pubbliche, alla Capitaneria, all’Azienda speciale per il porto, comprese le ditte appaltatrici degli interventi di manutenzione e di bonifica bellica, nell’ambito della procedura di coordinamento stabilita.
Sono stati affrontati diversi aspetti, nonchè analizzate problematiche e criticità per definire le scelte da assumere. È quindi scaturita la decisione del sopralluogo, che avverrà assieme a tutti i soggetti interessati, fissato per mercoledì, salvo eventuali modifiche. Si parla di “prove” suppletive avvalendosi di un magnetometro al fine di individuare la presenza di masse metalliche, utili pertanto a “tarare” gli interventi di dragaggio.
Contestualmente, come è stato riferito, saranno verificate le strumentazioni e le attrezzature delle motonavi. In sostanza, una sorta di “revisione” dello status quo al fine di ridefinire le modalità operative e poter continuare a procedere all’insegna della sicurezza.
Nel frattempo le opere di dragaggio sono state sospese, già qualche giorno fa, e lo rimarranno fino alla conclusione del sopralluogo, alla luce dei nuovi indirizzi. Dalla Prefettura è stato spiegato che si tratta di un «ennesimo collaudo, rientrante nelle procedure dei lavori», e che giungerà da Roma il gruppo interforze del Genio e della Marina militare «al fine di dare nuove prescrizioni», all’esito del sopralluogo e delle verifiche in loco.
Il cantiere, è sempre stato riferito, è diviso in almeno tre aree, ciascuna ha «una sua storia e caratteristica» e la gestione degli interventi richiede il necessario coordinamento. È stato ribadito anche il fatto che la zona maggiormente soggetta alla presenza di materiale ferroso è quella sotto banchina in particolare lungo il primo tratto, che richiede pertanto operazioni più complesse e delicate.
Dragaggi dunque sospesi, è stato spiegato dalla Prefettura, in attesa del nuovo step. A bocce ferme, quindi, verrà effettuato il test e la supervisione generale tenendo conto evidentemente della normativa in ordine alla bonifica degli ordigni bellici e della sicurezza della navigazione. Tutto a questo punto dipende dalle risultanze del sopralluogo dal quale scaturiranno le “coordinate” per la ripresa dell’attività di manutenzione dei fondali.
Le attività di dragaggio sono finalizzate al ripristino del tirante d’acqua della banchina di Portorosega e del suo bacino di evoluzione, a vantaggio di una maggiore e più ampia fruibilità degli appordi alle navi di pescaggio massimo consentito. L’intervento prevede l’asportazione di circa 60 mila metri cubi di materiale.
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