Il jihadista di Gorizia «convertito al terrore dall’imam»

La vita di Elmir Amvedoski, 31 anni, uno dei 54 combattenti stranieri nell’esercito dell’Isis provenienti dall’Italia, è cambiata improvvisamente un anno e mezzo fa. Fondamentale, anzi decisivo nel suo percorso di radicalizzazione politico-religiosa sarebbe stato l’incontro con il predicatore integralista Bilal Bosnic, accusato di reclutare combattenti che poi “spediva” in Siria e in Iraq a sostegno dell’Isis, l’organizzazione del Califfato costituitasi nei due Paesi mediorentali, ora in carcere.
Le indagini sono partite da Gorizia. In questo caso non è giunta, come si poteva facilmente (ed erroneamente) immaginare, alcuna segnalazione dai servizi segreti o dal Ministero dell’interno. Tutto è nato “in casa”, a livello locale.
«Un lupo solitario a Gorizia», così viene descritto dai carabinieri. «L’indagine - fanno sapere i vertici provinciali dell’Arma - è partita in seguito al monitoraggio attento e scrupoloso che abbiamo effettuato su svariate persone che frequentavano i centri di preghiera islamici. Subito è emerso che Amvedoski aveva idee più estremiste e integraliste anche se, inizialmente, nulla lasciava presupporre che gli sviluppi sarebbero risultati poi così eclatanti».
Ma nel capoluogo isontino il suo impianto ideologico radicale non ha mai attecchito, non trovando proseliti: ecco perché lo si può definire un lupo solitario. Lo snodo importante della vicenda è, però, l’incontro con Bosnic. «Il macedone trentunenne residente a Gorizia ha iniziato a frequentare il Centro islamico di Pordenone dove, per un periodo, Bosnic è stato imam. È stato in quel momento che il suo percorso di radicalizzazione ha conosciuto l’apice», rivelano i carabinieri di Gorizia.
Le indagini dei militari dell’Arma, a quel punto, si sono infittite. Sono state ricostruite a ritroso tutte le tappe dei suoi spostamenti. E si è scoperto che dopo avere lasciato l’Italia, il muratore ha fatto tappa in Croazia e quindi in Macedonia, la sua terra d’origine. Lì risiedono oggi la moglie e i tre figli. «Poi, la partenza per la Siria dove ci risulta abbia combattuto o combatta ancora nelle file dell’Isis. Francamente, non sappiamo quale sia la sua sorte oggi», aggiungono i carabinieri di Gorizia.
Da indiscrezioni emerse nel pomeriggio di ieri pare che Elmir Amvedoski avesse una frequentazione con un suo connazionale residente a Udine. Pure lui avrebbe lasciato il Friuli Venezia Giulia per rinforzare le schiere degli integralisti e avrebbe avuto contatti con Bosnic. Quest’ultimo, lo ricordiamo, fu arrestato a settembre in una vasta azione di polizia denominata “Damasco”, insieme a una ventina di altri presunti estremisti islamici, sospettati anch’essi di terrorismo e reclutamento di jihadisti. Successivamente, erano stati tutti rilasciati, tranne Bosnic.
Resta la storia goriziana di Amvedoski: la storia di una persona che viene descritta come “normalissima” e che mai aveva dato segni particolari che potessero far accendere i riflettori su di lui. C’è chi lo ricorda come assiduo frequentatore degli autobus cittadini («Non aveva mai dato problemi e pagava regolarmente il biglietto», fa sapere Franco Zotti, autista Apt e consigliere provinciale leghista), chi lo descrive come un «muratore serio» (era titolare di una piccola azienda edile), chi come «una persona che stava sulle sue».
Insomma, una vita dal basso profilo pubblico che giustifica l’incredulità dei vicini di casa che risiedono nel quartiere di Straccis.
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