Il marito la pesta e lei si sfoga picchiando il figlio
Il marito che picchia selvaggiamente la moglie. E la moglie che picchia il figlio, altrettanto selvaggiamente: un bimbo di cinque anni appena. E il nuovo compagno della donna che cerca di coprire tutto, diventando così lui stesso una sorta di complice. Una spirale della violenza, insomma. Non ci sono altri modi per definire il vissuto di una famiglia triestina, diventato un vero e proprio caso sia per i servizi sociali che per la Procura.
Sotto indagine, nel fascicolo in mano al pm Antonio Miggiani, sono finiti comunque entrambi i genitori (le cui identità restano necessariamente segrete per tutelare il minore), che l’altro giorno sono stati rinviati a giudizio dal gup Laura Barresi.
Il marito, trentanovenne, è accusato di maltrattamenti in famiglia. Gli episodi a suo carico raccolti dagli inquirenti - tra cui le denunce della moglie, trentaquattrenne, e le testimonianze di amici e conoscenti e dei vicini di casa che sentivano tutto - sono molti. L’uomo ha minacciato ripetutamente la donna con epiteti e frasi che suonano più o meno così: «Put... di m... non sei una brava madre. Ti porto via il figlio se non mi firmi il divorzio». Parole spesso accompagnate da percosse. Schiaffi, spintoni e calci. Il trentanovenne, quando dava di matto, gettava per aria sedie, piatti e quanto gli capitava a tiro in casa. Scene che si sono ripetute per sei anni di fila, dal 2011 al 2016, talvolta sotto gli occhi del bambino terrorizzato. Violenze che, nell’ultima fase del periodo oggetto dell’inchiesta, si sono scatenate anche contro il figlio - che nel 2016 aveva cinque anni - con schiaffi e urla. «Deficiente!», gli gridava la mamma, a sua volta accusata di maltrattamenti aggravati. «Che c... sei andato a dire a tuo papà? Lo copri? Copri lui e non me? Vai in giro con tuo papà e non con me? E non mi dici niente? Te ne darò ancora tante, ti faccio blu...».
Il bimbo era pieno di lividi. Ma la trentaquattrenne, temendo di essere scoperta per tutte quelle botte, si è rivolta alla polizia per querelare il marito. Ha tentato di incolpare lui. Le indagini però hanno portato a galla la verità: era stata proprio lei a fare del male al bambino. La donna aveva chi l’appoggiava: il suo nuovo compagno. «Non ho mai visto fare nulla al figlio, lei non sarebbe capace di fargli del male». Così aveva detto lui alla polizia. Ma gli inquirenti hanno appurato che mentiva in almeno di un’occasione: il giorno del pestaggio più brutale, quando la donna aveva perso la testa sferrando ceffoni a ripetizione al bimbo, era al telefono con il nuovo fidanzato. La conversazione, evidentemente, è stata intercettata, visto che i comportamenti della donna erano tenuti sotto controllo. Anche il nuovo fidanzato è stato indagato: dovrà rispondere dell’accusa di favoreggiamento.
Un quadro investigativo, dunque, che copre ben cinque anni di violenze e maltrattamenti. Le percosse subite dal figlioletto sono state notate anche in asilo. Non si esclude, dunque, che le segnalazioni siano partite anche da lì. —
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