Il nobile bluff del “conte” d’Amato

L’intento era senza dubbio nobile, evidentemente, però, nel 2015 il sangue blu, con i suoi princìpi – e non prìncipi -, si è annacquato fino a diventare azzurro chiaro, se non addirittura trasparente. Il valore del rispetto della parola data, pare essere demodé anche tra quanti si possono fregiare di un titolo aristocratico e di uno stemma araldico di famiglia. Nonostante le conferme date da Oltremanica e da vari principati europei, al convegno “La nobiltà nel XXI secolo” organizzato all’Hotel Enturage, gli attesi illustri ospiti non sono mai arrivati. Hanno semplicemente dato forfait e non tutti hanno avuto la cortesia d’avvisare. L’obiettivo doveva essere, appunto, dimostrare che i tempi sono cambiati e che dal lignaggio, oggi, non derivano più privilegi assoluti, al contrario, lo status richiede il rispetto di molti doveri. «Bisogna sfatare il mito che i nobili vivono di rendita, lavorano e sgobbano come i borghesi», spiega il conte Roberto d’Amato, organizzatore dell’appuntamento e collaboratore scolastico al polo liceale di Gorizia. Probabilmente, in un anonimo mezzogiorno infrasettimanale di fine luglio, anche ai nobili è richiesto uno sforzo produttivo. A questo punto la tesi è confermata e si potrebbe citare un celebre film tratto dal testo teatrale di Eduardo Scarpetta e interpretato da Totò, ma è meno ingeneroso accontentarsi di un più attagliato noblesse oblige. «Mi sono fidato troppo di Facebook, mi avevano dato conferma in molti, ma l’ora, forse non era adatta», è il mea culpa di d’Amato che ammette anche: «Mi sono concentrato troppo sugli ospiti provenienti dall’estero e non abbastanza su quelli locali. Chissà? Se pagavo loro l’albergo, magari sarebbero venuti tutti». L’unico a mantenere l’impegno preso è stato un nobile solo d’animo. Il professor Fulvio Salimbeni si è però trovato nell’imbarazzante situazione di dover parlare ad una platea striminzita e certamente non qualificata come sperato alla vigilia. Degli annunciati massoni di rito egiziano e degli aristocratici d’Europa, nell’ultima dimora dei re di Francia non si è materializzato neppure lo spirito.
Stefano Bizzi
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