IL NOBILUOMO CALUNNIATO

Come diceva il Sommo Poeta «il mondo è uscito dai suoi cardini». Si, è con questa sensazione di smarrimento nel cuore e nell'anima che i posteri guarderanno a questa fase storica e in particolare si soffermeranno su queste smorte giornate autunnali concentrando lo sguardo stranito sulla mattina del 27 settembre del 2007. Ma noi che siamo nel vortice, noi uomini di buona volontà, noi minimi sudditi della repubblica e testimoni di questi tempi terribili, sentiamo la nostra coscienza vacillare, sentiamo di trovarci di fronte ad un impazzimento generale, sentiamo che a Udine si sta consumando un delitto, un efferato tentativo di eliminazione politica e di annientamento esistenziale, che non si ferma davanti a nulla.


Dobbiamo dirlo perché quando la calunnia investe i galantuomini, quando gli intellettuali vengono perseguitati non resta che la ribellione morale. L'avrete capito stiamo parlando della infamante accusa che si è riversata su Marzio Strassoldo di Graffembergo, Presidente della Provincia di Udine e della gogna mediatica ivi allestita: un dispositivo mortale rispetto al quale impallidiscono il linciaggio di Sircana, la recente via crucis di Mastella, la tortura a cui è stato sottoposto il povero deputato dell'Udc Mele. Esperti della calunnia e della frode avrebbero dunque accusato Strassoldo di Graffembergo Marzio di essere al centro di una trattativa: in cambio di voti (428) egli avrebbe messo in 'vendita' una carica pubblica. La prova sarebbe costituita da un contratto redatto dai suddetti e il nobile medesimo.


Ebbene qui ed ora a differenza di Pasolini che diceva di sapere ma non aveva le prove, noi affermiamo di 'sapere' e di 'possedere' le prove dell'innocenza di Marzio di Graffembergo, prove che incrinano alla radice la volgare presunzione di colpevolezza del nobile esponente politico. Noi mostreremo ai lettori l'inesistenza del movente ma soprattutto dimostreremo che il documento sbandierato da vari gazzettieri è 'inautentico'. Il movente: secondo l'accusa il di Graffembergo, alias Strassoldo, avrebbe dunque 'scambiato' 428 voti versus un posto di dirigente, per garantirsi la rielezione.


Il movente è palesemente risibile per i seguenti motivi:

1. Il clima di opinione che si era creato ben prima della campagna elettorale era tale da escludere nel modo più assoluto una possibile affermazione del centro-sinistra: bastava dare ascolto alle chiacchiere nei bar o nei consigli di presidenza delle associazioni industriali, artigiane etc.; solo 'un mona' quindi - come dicono i triestini - avrebbe scambiato voti contro posti di lavoro e noi sappiamo, ne è testimone il suo percorso umano e professionale, che Marzio non è 'mona';

2. anche se ciò fosse accaduto - e va escluso perché queste sono cose che accadono solo in Campania, Calabria e Sicilia - appare ovvio che lo scambio si sarebbe limitato alla 'promessa' o alla 'stretta di mano'; solo 'un mona' avrebbe firmato un contratto e noi sappiamo - ne è testimone il suo percorso umano e professionale - che Marzio non è 'mona';

3. Strassoldo è maestro di statistica, uomo abituato a correre i mari tempestosi dei coefficienti di correlazione, delle regressioni lineari, delle tecniche di estrazione campionaria etc; orbene prestigiosi Istituti demoscopici gli davano vantaggi variabili fra i 10 e i 15 punti: solo un 'mona' non ci avrebbe creduto e Marzio non è 'mona'!

4. infine immaginare che Marzio sia così 'mona' da mettere a repentaglio la propria carriera politica e la propria immagine per 428 voti equivale a dare dei 'mona' a tutti quei rettori (una mezza dozzina) di alcune fra le più prestigiose università in cui egli ha spalmato il suo sapere su migliaia di ragazzi e soprattutto a dare del 'mona' all'intero corpo docente dell'Università di Udine che lo volle come 'rettore'. Capite bene che è impossibile!


Fatto a pezzi il movente passiamo alla prova conclusiva e facciamolo ponendoci una prima domanda: chi è in realtà Strassoldo? Marzio di Graffembergo Strassoldo è il vero portatore del gonfalone della 'friulanità' nella nostra regione! E' l'uomo che si è battuto per l'inserimento del Friulano nella scuola, ottenendo una strepitosa vittoria! E l'uomo che guida le delegazioni regionali in faticosissime trasferte in quel di Catalogna e nei Paesi Baschi per studiare i rudimenti della 'nazione friulana' che verrà! Marzio di Graffembergo Strassoldo esponente di spicco del ceppo nobile del friulanesimo-tedesco NON POTEVA REDARRE UN DOCUMENTO IN LINGUA ITALIANA! Qualsiasi cosa lui dica non credetegli: non poteva e non l'ha fatto! Se mai l'avesse fatto l'avrebbe fatto in una delle moltissime - non sappiamo quale - declinazioni della lingua friulana! Abbiamo parlato: ora su questa autentica barbarie lasciamo che pietoso scenda il silenzio! Nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle il lui del creator suo spirito più vasta orma stampar. A proposito come si dice ”mona” in friulano?

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