Il paleontologo di lungo corso regala alla città la sua super collezione di cinquemila fossili

il caso Cinquemila fossili di 100 milioni di anni fa in arrivo al Museo civico di Storia naturale di via Cumano. È la collezione di una vita intera, è l’enorme mole della donazione che il...

il caso



Cinquemila fossili di 100 milioni di anni fa in arrivo al Museo civico di Storia naturale di via Cumano. È la collezione di una vita intera, è l’enorme mole della donazione che il paleontologo autodidatta Alceo Tarlao, scopritore del sito di dinosauri del Villaggio del Pescatore, a Duinio Aurisina, ha deciso di lasciare al Comune di Trieste. Il valore dei cinquemila reperti paleontologici è stimato in 25 mila euro, ma è inestimabile dal punto di vista storico e scientifico.

La giunta comunale, su proposta dell’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, ha accettato nei giorni scorsi la donazione, che entra così a far parte del patrimonio museale comunale. Non si tratta però di una semplice donazione. Tarlao, oltre alla sua collezione, assicura infatti al Museo triestino la sua collaborazione per l’aggiornamento degli studi in materia.

È una scelta non casuale, la sua donazione al Museo civico di Storia naturale di Trieste. L’istituzione, che dal 1997 ha sede nell’ex caserma di via Cumano, ospita infatti reperti paleontologici (tra cui quelli del dinosauro Antonio) provenienti dal Villaggio del Pescatore, unico sito di dinosauri in Italia, scoperto per caso alla fine degli anni ’80 proprio da Tarlao assieme all’amico Giorgio Rimoli, due semplici appassionati di mineralogia e paleontologia.

Il nucleo più importante della collezione “Alceo Tarlao” consiste nella cospicua raccolta di rudiste fossili , molluschi bivalvi comparsi circa 160 milioni di anni fa e scomparsi 66 milioni di anni fa, rinvenuti partendo dai Caraibi per arrivare all’Europa (anche in Portogallo, Francia, Spagna, Slovenia, Croazia e Turchia). Sono reperti già oggetto di di molteplici studi effettuati da specialisti riconosciuti in campo mondiale e citati in pubblicazioni su riviste specializzate in campo internazionale come “Paleontology” e “Elsevier”. Tutti i reperti sono correlati dalla località di rinvenimento, dall’età della formazione rocciosa di raccolta e, in quasi tutti i casi, anche dalla determinazione scientifica. Si tratta, insomma, di una collezione unica in Italia per ricchezza di generi e specie rappresentate, che costituisce un importante “fondo” anche per la determinazione degli esemplari già presenti nell’istituto, provenienti dal Carso Triestino e dalle zone limitrofe.

In questo modo il Museo civico di Storia naturale diventa uno di centri più rilevanti nell’ambito degli studi sulle rudiste. I cinquemila reperti saranno accompagnati dalla dicitura “Donazione Alceo Tarlao”.

Le collezioni paleontologiche del Museo civico di Storia naturale si suddividono in collezioni storiche e collezioni di più recente acquisizione. Una delle più antiche è quella dei fossili di Bolca (Eocene medio, circa 50 milioni di anni fa), costituita soprattutto da pesci e foglie fossili, arrivata in museo a attorno al 1850. Nella seconda metà dell’800 arrivarono in museo anche centinaia di reperti eocenici dell’Istria, gli oltre 2200 esemplari di foglie fossili dal Trifail nonché reperti del Cretaceo superiore del Carso, tra i quali i pesci e i rettili fossili di Comeno, località slovena famosa proprio già nella seconda metà dell’Ottocento, per i ritrovamenti di pesci e rettili fossili nei calcari lastroidi, utilizzati per la copertura dei tetti delle case. Delle collezioni del museo fanno parte circa 300 pesci e nove rettili. –



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