Il Piemonte cavalleria evita la scure dei tagli: «Verrà potenziato»

Il comandante: squadroni operativi aumentati. Il Reggimento potrebbe passare sotto la Brigata alpina Julia di Udine
Di Pier Paolo Garofalo
Lasorte Trieste - Piemonte Cavalleria - Caserma Brunner
Lasorte Trieste - Piemonte Cavalleria - Caserma Brunner

Il Reggimento Piemonte Cavalleria (2.o) di stanza alla Caserma Brunner di Opicina non solo si salva dai tagli previsti dalla riconfigurazione dello Strumento militare nazionale ma ne esce rafforzato.

Il nuovo Modello di Difesa, per quanto attiene all’Esercito, prevede la riduzione da 11 a 9 brigate, che diverranno tutte “di manovra”, capaci cioè di condurre atti tattici in autonomia per quanto riguarda non solo la capacità operativa ma anche logistica e decisionale. In questo contesto è stato già deciso lo scioglimento della Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli, con sede a Gorizia, dalla quale ancora per poco dipende il Piemonte cavalleria, mentre le voci più accreditate danno per “condannata” anche la Brigata Granatieri di Sardegna.

Ma la cessazione dell’unica brigata italiana “montata” non vorrà dire la fine dell’Arma “nobile” dell’Esercito.

Per assolvere al nuovo spettro d’impiego, più ampio che in precedenza, ogni brigata “superstite” dovrà avere una componente specializzata nell’esplorazione, storicamente il ruolo principale dei reparti una volta a cavallo. Ecco così che nessuno degli attuali 8 reggimenti di cavalleria sarà sciolto. Semmai potrebbe esserne costituito un nono, per abbinare ognuna di tali unità a una brigata.

«È ancora incerta la riassegnazione del “Piemonte” a una determinata brigata - spiega il comandante dell’antico Reggimento, colonnello Luca Andreani - ma l’orientamento è quello porre il nostro reparto alle dipendenze della Brigata alpina Julia di Udine». L’ipotesi sembra confortata da un precedente: il Reggimento Nizza cavalleria fa parte da alcuni anni della Brigata alpina Taurinense.

Di certo il “Piemonte”, che solo qualche anno fa, ridotto a numeri risicatissimi, rischiava la soppressione scongiurata anche dal dinamismo dell’allora comandante, generale Gesildo Tarquini, e dalle autorità politiche locali, ora si rafforzerà.

«Dal 2007 - precisa il colonnello Andreani - “Piemonte” è alimentato, nella truppa, da volontari in servizio permanente, oltre che da quelli in ferma prefissata. E gli squadroni operativi sono aumentati». Dal Comando della “Pozzuolo” e dal suo Reparto comando e supporti giungerà da Gorizia sull’Altipiano triestino un’aliquota di ufficiali, sottufficiali e volontari di truppa. In pratica, la premessa necessaria perchè il Reggimento, che affonda le sue radici nel lontano 1692, possa venire impiegato nella sua interezza nelle missioni all’estero, senza limitazioni mentre ora contribuisce con uno squadrone alla missione Onu in Libano. Ora, così, la garanzia di un futuro senza ombre.

«Il personale in arrivo - sottolinea Andreani - è motivato. Trieste resta sempre una sede bellissima per un militare. Posso dirlo con cognizione di causa, finora ne ho cambiate 16. Qui si respira una bella aria di rispetto per le donne e gli uomini delle Forze armate e di attaccamento ai valori nazionali». “Piemonte cavalleria” dispone delle ormai famose e performanti autoblindo pesanti “Centauro” e delle più leggere “Puma”. Può quindi assolvere a un ampio spettro di operazioni. Vi sono tutte le condizioni perchè il Reggimento continui ancora per molti anni a mostrarsi “Venustus et Audax”: bello e audace.

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