Il Pil sloveno cala ancora “Manovrina” del governo

Buco di 1,5 miliardi di euro: nessun incentivo ai settori produttivi del Paese Protestano industriali e sindacati. Bratušek: «Ha sbagliato l’esecutivo Janša»
Di Mauro Manzin
Slovenija, Ljubljana, 27.03.2013, 27. Marec 2013 Predsednica vlade RS Alenka Bratusek sedi na 12. redni seji DZ RS na kateri odgovarja na poslanska vprasanja. Politika Foto: Ziga Zivulovic jr./BOBO
Slovenija, Ljubljana, 27.03.2013, 27. Marec 2013 Predsednica vlade RS Alenka Bratusek sedi na 12. redni seji DZ RS na kateri odgovarja na poslanska vprasanja. Politika Foto: Ziga Zivulovic jr./BOBO

TRIESTE. Campane a morto per l’economia già disastrata della Slovenia. La crescita resta un sogno. I dati elaborati dall’Ufficio per le analisi macroeconomiche e lo sviluppo (Umar) parlano infatti di una diminuzione del Pil pari a 2,4% mentre per il prossimo anno è previsto un ulteriore calo della crescita economica dello 0,2%. Ma ci sono buone possibilità che, con il passare del tempo, gli indicatori diventino ancor più negativi. Solo pochi mesi fa, infatti, lo stesso Ufficio aveva previsto un calo del Pil pari all’1,9% mentre per il prossimo anno era stata pronosticata una cresicta pari allo 0,2%. I fatti hanno tragicamente smentito gli analisti. Eppure la premier Alenka Bratušek preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno. «Alla luce del crollo del Pil nei primi 4 mesi di quest’anno pari a un -4,8% - ha detto la premier dame slovena - mi aspettavo dati peggiori. Sono convinta - ha aggiunto - che l’opera di risanamento del sistema bancario del Paese porterà a un miglioramento dello scenario economico nazionale già il prossimo anno. Nel 2014 saremo sopra la linea di galleggiamento». Ma viste le cifre assolutamente negative il governo è dovuto correre ai ripari ed effettuare un ulteriore aggiustamento di bilancio. Le entrate, infatti, fanno registrare un preoccupante -542 milioni di euro e si assestano così su 8 miliardi di euro mentre le uscite rimangono invariate e toccano quota 9 miliardi e 600 milioni. Il rapporto debito pubblico-Pil passa così dal 2,8% al 4,4% con un buco pari a 1,5 miliardi di euro. E la Bratušek punta il dito contro il governo precedente di centrodestra guidato da Jenez Janša. «Approvare una Finanziaria - ha sostenuto la premier - come è stato fatto è risultato un gesto assolutamente irreale come lo dimostrano le cifre se alla fine di maggio il deficit di bilancio era già di 1,1 miliardi di euro ossia 130 milioni in più di quanto pronosticato per la fine del 2013». La nuova “manovrina” toglie numerose risorse soprattutto agli investimenti e al settore produttivo del Paese così che gli industriali e i sindacati si sono dimostrati estremamente critici nei confronti dell’esecutivo. Pronta e secca la replica della Bratušek. «Anch’io sarei stata felice se avessi potuto investire qualche centinaio di migliaia di euro per lo sviluppo del sistema Paese, ma quelli che si lamentano che non ci sono investimenti sono gli stessi che si lamentano delle tasse e del buco del bilancio dello Stato. Uno più uno fa, purtroppo, sempre e solo due». Insomma, giri di parole a parte, il messaggio della premier è chiaro: «Bambole non c’è un euro». Nè si prevedono cambiamenti a breve visto che, come sostengono gli esperti, la riforma del mercato del lavoro darà i suoi frutti appena tra due tre anni. Ma come se non bastassero i pessimi dati macroeconomici contro la premier si è scatenata una vera e propria guerra per la vendita del gigante dell’agroalimentare-distributivo Mercator alla croata Agrokor. Al punto che la premier ha dovuto difendersi in Parlamento. «Se credete che il fatto di aver convocato in qualità di premier i vertici di Mercator che dà lavoro a 10mila pesone per chiedere loro la situazione dell’azienda e delle eventuali conseguenze determinate dalla vendita sia un intromissione nel suo acquisto beh mi sembra che stiamo rasentando l’assurdo».

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