Il prefetto: droga, i controlli servono
«Non si può far finta che certi problemi non esistano e senza creare allarmismi la situazione va affrontata»

«La presenza delle squadre antidroga all'uscita delle scuole si ripeterà con discontinuità e alternando i diversi istituti. E questo per garantire maggior sicurezza ai ragazzi e dare un segnale forte a chi con cattive intenzioni intende inserirsi in certi ambienti». Il prefetto di Trieste Giovanni Balsamo è categorico e in merito al complesso rapporto tra i giovani e la droga non intende abbassare la guardia, neanche dopo certe perplessità manifestate dai presidi. «L'intenzione è quella di aiutare e non , come ha detto qualcuno, di mettere in atto operazioni poliziesche. Nei prossimi giorni chiederò di incontrare i dirigenti scolastici: da loro mi aspetto collaborazione».
Balsamo lancia un appello al mondo della scuola: «Sono tra le figure più vicine ai ragazzi, sono coloro che più di altri possono intercettare situazioni a rischio e malesseri eppure - rivela - non è mai capitato che uno di loro si faccia vivo con me per espormi un problema di questo tipo. Il loro compito è quello di educare, ma questo non significa totale disimpegno in merito ad altri problemi che gravitano intorno al mondo degli adolescenti».
Un obiettivo, quello di instaurare un rapporto più collaborativo con presidi ed insegnati al fine di intercettare preventivamente certi problemi, del quale Balsamo ne ha parlato anche Beniamino Deidda, Procuratore generale della Repubblica di Trieste.
«Da parte di chi opera nelle scuole c'è un eccessivo senso di rifiuto nel coinvolgimento su questi temi - precisa il prefetto - ma non si può far finta che certi problemi non esistano e, senza creare inutili allarmismi, la situazione va affrontata creando anche sinergie e collaborazione tra gli organi preposti alla sicurezza e chi vive a stretto contatto con i giovani».
Il rappresentante locale del Governo non ha gradito l'intervento del preside del liceo scientifico Oberdan, Franco Codega, che bollava come poliziesca l'operazione messa in atto dalle forze dell'ordine all'uscita del primo giorno di scuola.
«Sono sorpreso da certe prese di posizioni - afferma Balsamo - gli insegnati e i dirigenti non possono limitarsi a fornire l'educazione. Viste anche le preoccupazioni dei genitori che si rivolgono alle agenzie investigative private per intercettare eventuali problemi dei figli, è inutile e sconveniente far finta di non voler vedere che, anche tra i giovani studenti, la droga c'è. La situazione a Trieste non è sconfortante - ammette - ma non bisogna abbassare la guardia. Salvaguardando la riservatezza, l'attività di accertamento deve comunque proseguire».
E le forze dell'ordine non intendono tralasciare nemmeno l'attività di monitoraggio nelle zone "calde" della città, dove il contatto tra adolescenti e incalliti spacciatori alla ricerca di un primo contatto con potenziali nuovi clienti è più abituale.
Piazza Oberdan e Piazza Goldoni in primis. Malgrado le insistenti segnalazioni da parte di residenti e commercianti della zona, alle spalle del capolinea del Tram di Opicina, a due passi dalla sede del Consiglio regionale, il caso di giovanissimi a stretto contatto con balordi e punkabbestia resta sotto gli occhi di tutti. «Ci sono dei luoghi dove è più frequente la tendenza al concentrarsi di certi fenomeni - ammette il Prefetto - ed è proprio lì che vengono messe in atto operazioni più intense che, anche nel caso di Piazza Oberdan, hanno portato all'alleggerimento della situazione.
Ovviamente, tenendo presente che in questi casi ci si trova spesso ad aver a che fare con dei minorenni, vanno utilizzati i mezzi consentitivi. Con tutta la sensibilità che va riservata ai più giovani, il segnale contro l'utilizzo e lo spaccio delle sostanze stupefacenti deve essere comunque forte e chiaro. A volte le forze dell'ordine vengono "distratte" da altri problemi della città e i fenomeni possono riemergere. Ed è per questo - conclude Balsamo - che il rapporto tra giovani e droga va monitorato anche tra i banchi di scuola, sfruttando il rapporto privilegiato che si stabilisce tra insegnati, preside e alunni».
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