Il progetto del Molo VIII e le ricadute sul futuro della Ferriera di Servola

il retroscenaLa Piattaforma logistica è solo il primo passo. Il secondo potrebbe essere l’area a caldo della Ferriera di Servola. Che si verifichi l’ingresso di un partner straniero o che la Docks...

il retroscena

La Piattaforma logistica è solo il primo passo. Il secondo potrebbe essere l’area a caldo della Ferriera di Servola. Che si verifichi l’ingresso di un partner straniero o che la Docks San Servolo continui da sola, la vicinanza tra il nuovo terminal portuale e lo stabilimento siderurgico inserisce la zona comprendente cokeria e altoforno nella rivoluzione logistica c he sta per cominciare nell’area.

L’interesse cinese sulla Piattaforma va di pari passo a quello sulla possibilità di impegnarsi nella realizzazione del Molo VIII. Un terminale tutto nuovo e di grandi dimensioni, che avrebbe bisogno di servizi ferroviari che l’assetto attuale non permette di immaginare. L’attuale area a caldo garantirebbe lo spazio necessario per la costruzione di un nuovo terminal ferroviario, che permetterebbe di creare convogli da 750 metri: lo standard più alto oggi esistente per i trasporti su ferro. Con la possibilità di vedere ogni giorno 25 treni in entrata e altrettanti in uscita.

L’Autorità portuale spera in un simile sviluppo e fonti politiche raccontano di un lavoro di mediazione svolto da Zeno d’Agostino tra possibili investitori e il cavalier Giovanni Arvedi. Trattative concrete per ora non si registrano sul piano locale né sono conosciute ai vertici di Federacciai, ma nel mondo economico regionale si dice che l’imprenditore cremonese sia stanco delle pressioni del centrodestra. Al governatore Massimiliano Fedriga Arvedi avrebbe detto di essere pronto a valutare offerte, sottolineando tuttavia che l’intenzione è continuare a produrre ghisa. Nella giunta c’è tuttavia chi ritiene che China Merchants avrebbe già fatto pervenire una proposta da 45 milioni per l’area a caldo, sentendosene chiedere 200 per tutta l’area.

Se Arvedi si siederà davvero al tavolo della trattativa, sono due gli scenari possibili. Il meno probabile è la cessione di tutta la zona dello stabilimento, il secondo riguarda invece la sola area a caldo, che è quanto più importa per realizzare la nuova stazione di Servola. Se si seguisse la via della cessione parziale, Siderurgica Triestina potrebbe limitarsi all’utilizzo del laminatoio a freddo o costruire un altoforno di nuova generazione nella parte rimanente, acquistando il coke invece di produrlo in proprio. La sola cosa certa è che Arvedi non intende partecipare alla partita della logistica e vorrebbe anzi rivedere l’Accordo di programma per ridurre gli impegni di spesa che lo aspettano e che, assieme all’arrivo di un investitore, sono quelli che la Regione spera possano convincerlo a chiudere bottega.

Sia quel che sia, i tempi saranno comunque lunghi. Da un accordo all’eventuale chiusura dell’area a caldo non passeranno meno di quattro anni e chi subentrerà dovrà inoltre sobbarcarsi le opere di bonifica e i costi conseguenti. Ecco allora Francesco Parisi chiarire che «il nostro progetto non prevede per forza l’ingresso di soci: siamo pronti a partire anche da soli». Senza escludere un interessamento diretto per l’area a caldo, magari in allineamento con Rete ferroviaria italiana e Autorità portuale. La prima potenzialmente interessata alla costruzione e messa a reddito della nuova stazione di Servola, la seconda allo sviluppo in chiave logistica dell’area. —

D.D.A.

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