Il ritorno nell’Est Europa degli addetti che rifiutano vaccinazione o tampone

il caso
A contribuire al rallentamento dei cantieri c’è la difficoltà di reperire manovalanza, ma anche la mancata volontà di molti operai di vaccinarsi o di sottoporsi a tampone. Una situazione accentuata dalla presenza elevata a Trieste di operai stranieri. Il problema più serio è tra gli operai originari dall’Est Europa, con molti restii alla profilassi. C’è poi la questione del vaccino Sputnik, scelto da molti serbi ma che in Europa non consente di ottenere il Green pass. Il problema potrebbe risolversi a breve con il richiamo eterologo.
I controlli sul Green pass disposti dalla Prefettura hanno visto le forze dell’ordine entrare anche in alcuni cantieri. La voce si è sparsa, e molte delle imprese che all’inizio chiudevano un occhio sull’obbligatorietà per i loro operai di esibire il certificato, si sono messe in riga, ma non senza vedersi dimezzata la forza lavoro. Ci sono operai serbi, kosovari e romeni che hanno lasciato l’Italia pur di non dover sottostare alle nuove normative. «Noi effettuiamo scrupolosi controlli sul Green pass – specifica l’imprenditore Marino Benussi della Benussi & Tomasetti – e abbiamo deciso di non pagare i tamponi agli operai perché lo riteniamo un disincentivo alla vaccinazione. Ci ritroviamo però con persone che non lavorano perché rifiutano il vaccino e pure di sottoporsi a tampone». A questo si affianca l’enorme difficoltà a trovare personale, soprattutto specializzato. «Le risorse umane erano già un problema – valuta Maurizio Decli, presidente di Confartigianato-Edilizia – su cui ora ha inciso anche la questione Green pass, con operai che non vogliono vaccinarsi o che non riuscendo a sottoporsi a tampone non si presentano al lavoro. Ciò rallenta i lavori e fa perdere opportunità».
Una situazione confermata dal presidente della Cassa edile, Marcello Dell’Erba, che mette in evidenza anche un altro problema: «La città è invasa da ditte edili con manodopera irregolare. Basti pensare che ci sono imprese con diversi cantieri aperti, ma che hanno iscritto alla Cassa edile al massimo un paio di operai». Per il presidente «servono controlli coordinati dalle forze dell’ordine, non solo con gli organi preposti alle verifiche». C’è chi a Trieste, all’arrivo degli ispettori, ha assistito al fuggi fuggi generale di operai attraverso le impalcature. Dell’Erba infine informa di come, al fine di contrastare il fenomeno del lavoro irregolare nell’edilizia, il ministero del Lavoro abbia previsto dal 1° novembre la procedura del Durc di congruità «per la verifica – spiega – dell’adeguatezza del costo del lavoro sostenuto nella realizzazione delle opere. In sostanza, permette di controllare se la manodopera impiegata sia proporzionata all’incarico affidato». — l.t.
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