Il turismo irresponsabile
Han mostrato organizzazione e astuzia, i banditi che han rapito cinque turisti italiani, cinque tedeschi e un romeno, in Egitto. Li han catturati, li han portati all'estremo confine sud, prima che il governo egiziano si raccapezzasse e gli desse la caccia han sconfinato dentro il Sudan, e quando le forze del Sudan li hanno localizzati e circondati sono passati in Libia, in modo da non essere più un problema del Sudan ma un problema della Libia. La tecnica che hanno usato è quella di non farsi trovare, non avere uno Stato contro. Evitare il conflitto. Insistere con la trattativa. Loro hanno tempo, sono i prigionieri che hanno fretta: nel deserto per gli europei il nemico numero uno è il caldo, che supera i 50 gradi.
Per esperienza personale so che viaggiando nel Sahara quando la temperatura tocca i 50 gradi, gli occhiali di tartaruga si sciolgono, l'osso di tartaruga diventa molle e si deforma: le lenti cadono a terra. Per i turisti sequestrati tra Egitto-Sudan-Libia il problema è non-ammalarsi, ed è giusto che si faccia ogni sforzo per tirarli fuori. L'Italia lo ha già fatto per i turisti sequestrati anni fa in Yemen, e allora la nostra domanda fu: i turisti che vanno nelle zone a rischio son padroni di creare a se stessi tutti i problemi che vogliono, ma hanno il diritto di condizionare i loro Stati? di mettere in difficoltà il ministero degli Esteri? di costringere il loro paese a trattare con banditi, ribelli, sequestratori? di mettere il loro popolo sotto ricatto? Adesso ci poniamo anche una seconda domanda. La zona dov'è avvenuto questo sequestro è l'estremo Sud dell'Egitto.
L'Egitto è un paese amico, non possiamo mettere l'Egitto tra i paesi sconsigliati ai nostri turisti. Possiamo però metterci, e infatti adesso c'è, l'estremo Sud. Il turista italiano che va lì ci va violando una direttiva del suo Stato. Il Giappone ha processato e condannato suoi cittadini che erano entrati in territori sconsigliati ed erano stati fatti prigionieri: lo Stato aveva trattato e li aveva riportati a casa, ma poi li ha messi in prigione. Ritengo che sia giusto. Ma non è tutto. Le responsabilità primarie toccano allo Stato ospitante. Se uno Stato chiama il turismo, e pubblicizza i suoi siti più belli, e i turisti vengono e in quei siti sono catturati da banditi, quello Stato ha dei doveri: tocca a lui intervenire, trattare, pagare, liberare.
Di più: lo Stato che ha suoi territori occupati dalla guerriglia o dal banditismo, deve sbarrare quei territori, impedire alle carovane di turisti di entrarci. Invece al Cairo c'è un'agenzia che non solo organizza questi viaggi ma li li guida. Il direttore dell'agenzia è adesso prigioniero anche lui. Di solito i sequestratori chiedono soldi. Anche stavolta. Ma stavolta han chiesto di più, pare anche armi. Una trattativa sulle armi è impossibile, non può neanche cominciare. Sono banditi, può uno Stato di diritto rifornire di armi i banditi? Non può. Se lo fa, ha una responsabilità sulle imprese che la banda farà da quel momento in poi. Si dice con certezza che questi banditi possiedono armi individuali e armi di reparto, anche missili a spalla.
Potenziarli ancora sarebbe un crimine internazionale. Dicevo che risolvere il problema spetterebbe ai paesi dove il problema nasce, ma quei paesi (prima Egitto, poi Sudan, adesso Libia) vedono il problema così: salvare gli ostaggi o togliere di mezzo i banditi? Per loro la soluzione è togliere di mezzo i banditi, cosa che non è affatto difficile. Diventa difficile perché salvare la vita degli europei vale di più che eliminare i banditi interni. Ecco perché questo turismo che va nelle aree infestate di predoni e guerriglieri è un guaio per tutti. Spero che i nostri connazionali tornino a casa presto. Ma c'è poco da festeggiare.
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