Il vicino Meccanografico torna allora alle Fs? No, resta la casa di Esatto Intanto c’è solo degrado

il caso
Un’area di belle speranze ma ancora ferma allo stadio di brillante promessa. Ieri il gong di inizio lavori alla stazione di Campo Marzio, sia pure in lieve ritardo rispetto ai primi annunci, è stato un segnale incoraggiante anche in vista di tutti gli altri interventi che dovranno cambiare l’aspetto - se è consentito un ossimoro - di questa “periferia del centro”. Interessante ma sciupatissima.
Puntiamo la bandierina sulla mappa: siamo nella parte finale delle Rive, dove è tutto da rifare, dal Mercato ortofrutticolo, che traslocherà all’ex Duke in Zona industriale, fino all’ex Meccanografico, da depennare al più presto dalla galleria degli orrori urbani. Al posto dell’ortofrutta un’ipotesi di investimento da 90 milioni di euro a base di maxi-parcheggi, un albergo, una “spa”, una zona pedonalizzata.
Adesso abbiamo un po’ di tutto: due stabilimenti balneari, una piscina terapeutica, una base della Guardia di finanza, la Lanterna, un progetto di Parco del mare, il varco doganale di Riva Traiana. Vi passeggiano, a seconda delle stagioni e delle circostanze, bagnanti e camionisti turchi.
L’inquietante, diruta semi-maceria dell’ex Meccanografico, prima di sognare sviluppi museali, nasce ferroviaria alla fine del decennio Ottanta. Voci provenienti da banchina e rotaia accreditavano la seria possibilità che l’attuale proprietario, dal 2005 il Comune, fosse intenzionato a cedere il rudere affinchè tornasse di competenza ferroviaria. In effetti la parte retrostante dell’ex Meccanografico confina di fatto con l’ultima porzione di binario: nel quadro di un rafforzamento della connessione mare-rotaia, poteva starci il coinvolgimento dell’edificio oggi appartenente alla mano municipale.
Ma per Roberto Dipiazza non si comincia neanche il dibattito. Tra sale e corridoi di Campo Marzio il sindaco smentisce recisamente l’idea di vendere l’ex Meccanografico, che comunque - chiarisce - al momento nessuno gli ha chiesto. «Ormai la strada è tracciata - argomenta il primo cittadino - e all’ex Meccanografico verranno sistemati Esatto e gli uffici finanziari del Comune, che così potranno meglio collaborare tra loro. La giunta ha già approvato un progetto del quale sono assolutamente convinto».
Un progetto da 4,6 milioni che lo classifica tra i più robusti della programmazione municipale (al netto di Porto vecchio).
Una conferma che non spiace al presidente di Esatto Andrea Polacco, francamente sgomento dinnanzi alla prospettiva di dover riprogrammare per l’ennesima volta la definitiva sede dell’esattrice comunale, qualora l’ex Meccanografico fosse tornato all’originaria destinazione ferroviaria. Sempre più probabile che l’azienda, alla scadenza dell’affitto nel 2021 in piazza Sansovino, si trasferisca temporaneamente al primo piano del palazzo Cassa di Risparmio, schierandovi una quarantina di dipendenti. Pagherà 150 mila euro all’anno e collocherà nelle ex casse di Unicredit due delle tre attuali sedi, Sansovino e d’Alviano. Invece via Revoltella terrà aperto lo sportello nel comando della Polizia Locale.
Ma l’ex Meccanografico non sarà pronto prima del 2022-23, per ospitare Esatto e il dipartimento comunale diretto da Vincenzo Di Maggio. Intanto il cortile retrostante, da dove si accede mediante il cancello aperto su Riva Ottaviano Augusto, continua a stivare viandanti precariamente domiciliati all’interno di roulotte. Ieri mattina era operante anche un piccolo stenditoio.
Non è certo una novità assoluta: in passato l’ex Meccanografico, addirittura nella parte anteriore, aveva accolto giostrai impegnati nelle attività ludiche allestite in Riva Ottaviano Augusto.
Alcuni anni fa lo sbrecciatissimo edificio era stato messo in vendita dal Comune, che poi aveva ritenuto di ritirarlo dal mercato, vista la felice posizione (i futuri utenti di Esatto arriveranno in bus o parcheggeranno con agio) in uno spicchio di città che anela uscire dalla bruttezza.—
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