In arrivo la microtelecamera per i vigili di Monfalcone

Avranno le dimensioni d’una spilla da appuntare alla giacca. Ma fungeranno da deterrente negli sgomberi o nelle risse

MONFALCONE Agli occhi dei più passerà inosservata. Invece non darà scampo ai trasgressori. Delle dimensioni di una spilla da appuntare al bavero della giacca, arrivano a Monfalcone – in dotazione al corpo della Polizia municipale – le prime due microtelecamere di servizio. Una sorta di bodycam per garantire la sicurezza dei cittadini e, soprattutto, dei vigili urbani, sovente chiamati a intervenire in situazioni potenzialmente ad alto tasso di rissosità. Specialmente da quando la nuova amministrazione ha voluto «vedere gli agenti più sulla strada che dentro l’ufficio».

L’annuncio è del sindaco Anna Cisint, che dell’operato della Polizia municipale, fin dalle prime settimane d’insediamento, si è sempre interessata molto. E non solo perché mantiene la delega al Personale e alle Risorse interne, ma perché della Municipale ha fatto strumento di attuazione di controlli più severi su un ventaglio di campi: abitativo, sociale e commerciale. Invitando quanti non condividessero la “linea della strada” a ricorrere alla mobilità interna, vista con favore nei casi di persone con alle spalle una discreta anzianità di servizio che forse si troverebbero in ambasce nel rimettersi l’elmetto e scendere nella giungla d’asfalto. Difatti è sempre recente notizia che arriveranno quattro nuovi agenti, in virtù di altrettante mobilità.

Ma torniamo alle microtelecamere. La spesa è in questo caso modica, un migliaio di euro. Il dispositivo funzionerà così: persone istruite appositamente e incaricate di occuparsi di servizi sensibili se l’apporranno al petto e il “grande fratello” registrerà tutto. Sarà difficile, poi, per chi viola la legge, minimizzare per esempio un aggressione: se carta canta, a maggior ragione il detto vale per i video. Alcune grosse città italiane hanno già sperimentato le bodycam, con tutte le accortezze del caso, cioè prevedendole per i vigili impegnati nelle operazioni rischiose, come i Tso (trattamenti sanitari obbligatori), gli sgomberi di occupazioni abusive o allontanamenti di minori.

Il microscopico occhio elettronico dunque tutelerà gli agenti in pubblico servizio, riprendendo fotogramma per fotogramma quanto sta accadendo. «Il comandante Rudi Bagatto – spiega il sindaco Cisint – ha espresso quest’esigenza e ho pensato di accoglierla; la spesa del resto è quasi irrisoria, mille euro. Inoltre penso possa anche servire da deterrente a quanti magari sarebbero tentati di sconfinare nella prova di forza per farsi valere». Anche di un’altra sperimentazione si sta parlando in Itala, quella del taser: un dispositivo classificato tra le armi da difesa che fa uso dell’elettricità per immobilizzare un soggetto sospettato di reato, paralizzandone i muscoli. Largamente usato negli States, da noi è considerata un’arma propria, per la quale serve il porto d’armi. La “pistola elettrica” è stata inserita dall’Onu nella lista degli strumenti di tortura. Ebbene, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha appena dato il via libera (a scopo sperimentale) al dissuasore elettrico in 11 delle maggiori città, tra cui Milano, Torino, Bologna, Firenze e Padova. Ma Cisint adotterebbe il taser? «Siamo molto aperti ai suggerimenti del Ministero dell’Interno – replica –, qui si tratta però di una sperimentazione e sono stati scelti territori in cui c’è un’elevata percentuale di reati. Per tutte le decisioni, comunque, mi confronterei col nostro comandante Bagatto, che sta svolgendo un ottimo lavoro sul territorio». –


 

Argomenti:vigilisicurezza

Riproduzione riservata © Il Piccolo