In Regione i tagli salgono a 508 milioni

Nella versione finale del decreto aumentano i sacrifici. E c’è la beffa della sanità: il governo pretende 21 milioni all’anno
Lasorte Trieste 27/09/11 - Piazza Oberdan, Regione, Presidente Renzo Tondo
Lasorte Trieste 27/09/11 - Piazza Oberdan, Regione, Presidente Renzo Tondo

TRIESTE. Nel decreto spending review, articolo dopo articolo, non mancano altre cattive sorprese per il Friuli Venezia Giulia. Nero su bianco, il testo del governo riaggiorna all’insù le anticipazioni dei tagli alla spesa: da 462 a 508,2 milioni nel triennio 2012-2014. Ma aggiunge anche una quota sul fronte sanità: secondo le prime stime degli uffici, la Regione dovrà foraggiare il fondo nazionale con 21 milioni di euro all’anno.

3,3 miliardi per le speciali «Follie», continua a ripetere Daniele Galasso, capogruppo Pdl. Le “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica” pubblicate in Gazzetta ufficiale fissano la mazzata nei confronti delle “speciali” oltre i 3 miliardi previsti: i tagli alla spesa dovranno essere di 600 milioni per il 2012, 1.200 milioni per il 2013 e 1.500 milioni di euro a decorrere dal 2014. Un totale di 3,3 miliardi che, con il 15,4% solitamente applicato al Fvg, richiederà alla nostra regione sacrifici per 92,4 milioni per il 2012, 184,8 per il 2013, 231 dal 2014: 508,2 milioni nel triennio.

Sanità Non basta. Perché nelle disposizioni urgenti, stavolta per «l’equilibrio del settore sanitario», la Regione scopre che non solo sarà tenuta a contenere le spese (cancellando i posti letto come impongono le nuove norme che riducono lo standard ottimale da 4 a 3,7 ogni mille abitanti), ma dovrà pure spedire a Roma le risorse risparmiate. Stando ai numeri emersi ieri sera nel vertice di Ronchi dei Legionari, lì dove Isidoro Gottardo è stato raggiunto dall’ex ministro Franco Frattini, dai colleghi Contento e Saro, dagli assessori Savino, Brandi e Riccardi, da Galasso e dal vice Baritussio, a carico del bilancio regionale alla voce sanità ci dovrebbero essere 21 milioni all’anno.

Un altro salasso «Con i circa 90 del taglio della spesa – osserva Galasso – siamo a 111 milioni nel solo 2012. Dopo i 170 milioni del “salva-Italia”, un altro salasso inaccettabile per una Regione virtuosa e che la sanità se la paga tutta da sola». L’incontro è servito anche a rilanciare l’urgenza di un confronto con il governo sui 370 milioni di euro del federalismo fiscale, sui 140 dell’edilizia ospedaliera, sugli oltre 100 dell’Irpef degli statali non versata in Fvg, su tanta, troppa Iva pagata fuori regione. La sintesi del Pdl nella nota stampa: «Il taglio della spesa pubblica è assolutamente coerente con ciò che abbiamo già fatto in questa regione dal 2008 in poi. Ma è inammissibile che veniamo penalizzati e ci si chieda di farlo un’altra volta rispetto a chi non ha ridotto la spesa pubblica, non ha messo in sicurezza la propria sanità, ha continuato ad assumere personale anziché tagliarlo». Con il governo «si deve aprire un confronto serio nel merito e concordare il modo con cui possiamo ancora contribuire al risanamento del debito pubblico nazionale senza subire decisioni che finiscono per penalizzare i servizi pubblici essenziali».

Il ricorso sui tribunali L’invito dei parlamentari a Tondo è di chiedere la convocazione alla Commissione Bilancio e Affari costituzionali della Camera. Nell’attesa, il presidente è già sul piede di guerra sulla giustizia: «Non abbiamo avuto interlocuzioni e sono francamente deluso dell’atteggiamento del ministro: chiudere il Tribunale di Tolmezzo e accorpare una parte della Bassa friulana a Gorizia non porta ad alcun risultato». La via d’uscita è la solita degli ultimi tempi: «Qualora siano accertati profili di incostituzionalità, ricorreremo alla Corte costituzionale. Credo che ci siano ampi margini perché le nostre circoscrizioni elettorali sono legate ai mandamenti circondariali dei tribunali, perciò toccarli significa intaccare la nostra autonomia in materia elettorale». Il presidente Upi Enrico Gherghetta dichiara infine che «gli sprechi non stanno nei Comuni e nelle Province, ma nei Ministeri e nello Stato centrale».

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