In Serbia l’invisibile armata di chi vive con 85 euro al mese

BELGRADO C’è la Serbia di Belgrado sull’acqua con i suoi appartamenti di lusso praticamente già venduti ancor prima di venir ultimati. Ci sono le Mercedes e Bmw ultimo modello e super accessoriate e motorizzate che sgommano vicino alle Terazije facendo scendere dai loro abitacoli donne dai corpi flessuosi e vestite Dolce e Gabbana oppure strani personaggi in completo Armani scuro, occhiali da sole anche se piove e portafogli gonfi come cocomeri. E poi c’è la Serbia dei pensionati che ai mercatini rionali cercano la verdura più a buon prezzo per cucinarsi qualcosa a pranzo o a cena, che non si comprano un vestito da 10 anni e che non sanno più che cosa vuol dire andare a cena in un ristorante. C’è la Serbia di chi, pagato l’affitto, resta con 30 euro per vivere un intero mese.
E poi c’è la Serbia del presidente Vučić, o meglio, quella Serbia che lui vuol far apparire all’estero, all’occidente, quella Serbia dove, sono parole sue, con la sua politica di riforme a favore dello sviluppo e della modernizzazione del Paese, il numero dei poveri si è dimezzato rispetto al 2012. Parlando alla tv privata Pink, Vučić ha ammesso (bontà sua) che la situazione non è ancora quella ideale, ma la gente a suo avviso vive sempre meglio. «Oggi il numero delle persone in povertà assoluta è la metà di quando al governo vi erano coloro che guidano oggi l'opposizione», ha affermato il presidente che ha confermato gli aumenti di salari e pensioni già annunciati entro quest'anno, grazie al risanamento della casse pubbliche e al quarto anno consecutivo di bilancio statale in attivo.
Altri numeri però, quelli tratti non dalle fredde statistiche statali che si possono stilare in modo che facciano sorridere il potente di turno, smentiscono clamorosamente il presidente serbo. Il salario medio in Serbia è di 463 euro al mese, la pensione di 225 euro. Nel Paese che conta 7 milioni di abitanti gli occupati sono 2,8 milioni, i pensionati 1,7 milioni. Uno su dieci degli occupati riceve la paga minima che è pari a 233 euro al mese, più di 100 mila pensionati riceve 85 euro come mensilità e altri 700 mila non più di 213 euro.
E c’è chi, come Zorica, 67 anni vedova, che vive in un appartamento in centro a Belgrado - come ha riferito al quotidiano di Lubiana Delo - con la pensione di reversibilità dopo la morte del marito di 170 euro al mese. Le spese (affitto, luce, acqua e gas) per l’appartamento bicamere ammontano a 136 euro al mese. Il calcolo è facile: per vivere le rimangono 34 euro. Da rilevare che nei supermercati i prodotti occidentali costano come da noi, a più buon prezzo solo quelli provenienti da Bulgaria, Turchia o Africa. E la signora Zorica come fa a vivere? O meglio a sopravvivere? «Faccio le pulizie in nero tirando su così uno stipendio, non ho il cellulare e non ho l’automobile, il problema è che inizio ad avere problemi di salute e non posso pensare a un futuro, vivo di giorno in giorno», aiutando, peraltro i suoi due figli maschi che pur avvicinandosi ai quarant’anni ancora non hanno trovato un lavoro stabile. Questa la fotografia indicativa di Belgrado. A stare ancora peggio è il Sud della Serbia. Se nella capitale la media salariale è la più alta del Paese e tocca quota 571 euro, a Vranje, nel meridione, questa è invece pari a 374 euro.
Molto triste anche la realtà del mercato del lavoro. Se è vero, come si è vantata la premier Ana Brnabić in un recente forum organizzato dal Financial Times, che gli investimenti esteri nel Paese hanno fatto segnare un +17% rispetto al 2018, è altrettanto vero che le aziende che investono in Serbia portano con se la forza lavoro alto qualificata e i quadri dirigenziali, lasciando al mercato del Paese occupazione poco qualificata e retribuita con la paga minima. Ci sono poi datori di lavoro che firmano contratti a paga minima con i dipendenti a tempi indeterminato promettendo loro dei compensi premio in nero. Il risultato è che quando andrà in pensione questo “tipo” di lavoratore avrà una pensione da fame. Anche in Serbia, comunque, la principale forma di occupazione è quella a tempo determinato, soprattutto nel settore pubblico e nei confronti delle donne. Se per caso una di esse rimane incinta non vedrà di sicuro rinnovato il contratto alla sua scadenza che non va mai oltre i sei mesi di durata.
In Serbia il Paese reale piange per il sudore, la fatica, le privazioni e piange i suoi figli emigrati in giro per l’Europa con le cui rimesse e una sorta di mini-economia di ritorno in Serbia dal sopravvivere si riesce, alcune volte, a passare al vivere. —
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