Infermeria piena di caprioli da curare oppure allattare

Nell’infermeria del Centro di recupero della fauna selvatica di Terranova, a San Canzian d’Isonzo, è ormai difficile che manchi uno o più esemplari di capriolo. Una specie che è presente in modo consistente nelle zone agricole, ma anche a ridosso dei centri urbani, come l’investimento di un animale in questi giorni in via Grado, vicino alla piscina comunale di Monfalcone, dimostra.
I caprioli popolano anche la zona dello stabilimento Fincantieri a ridosso della base nautica della Lega navale italiana, in via dell’Agraria, dove corrono forse pericoli minori. Il capriolo investito in via Grado alla fine era ferito in modo troppo importante e lo stress subito tale da non riuscire a sopravvivere.
«Il più delle volte gli adulti feriti non arrivano nemmeno al Centro di recupero», spiega Damiano Baradel, che mercoledì pomeriggio è stato contattato da un automobilista fermatosi a soccorrere l’animale e si è poi occupato personalmente di trasportare il capriolo ferito a Terranova. Il personale del Corpo forestale regionale a Monfalcone non è potuto intervenire, perché impegnato nel recupero di un altro capriolo, caduto in un canaletto di irrigazione a Cormons e giunto a Terranova in ipotermia. «Spero che ce la possa fare», dice Baradel. «Ogni anno qui accogliamo diverse decine di caprioli, tra piccoli e adulti – racconta –. Nel 2019 abbiamo avuto 8-9 cuccioli che hanno avuto bisogno di essere svezzati con il biberon». Con la speranza e l’impegno a farli ritornare nel loro ambiente naturale.
A fine giugno nel centro c’erano 5 cuccioli di capriolo di diverse età, portati a Terranova proprio dal Corpo forestale regionale, anche dalla zona di Gorizia. Uno degli esemplari era arrivato in particolare con diverse ferite, che hanno dovuto essere richiuse con diversi punti di sutura, provocate forse da un attrezzo agricolo. Anche in quel caso il problema maggiore è stato rappresentato dallo stress subito, abbinato ai traumi. I cinque piccoli sono rimasti quindi accolti per diversi giorni nell’infermeria, dove nello stesso momento si trovavano anche tre giovanissime volpi accolte dopo essere state trovate a bordo strada nella zona di Bistrigna quando avevano pochi giorni di vita. I tre esemplari sono stati poi spostati all’esterno, in un recinto più grande, fino al momento di effettuare il tentativo di reintrodurle in natura.
È quanto riesce con il 70% degli animali autoctoni accolti e curati da Baradel, che con il padre si occupa di un migliaio di “ospiti”. Circa 500 sono tartarughe e altri 300 pappagalli, frutto questi ultimi di sequestri. Il Centro di Terranova è anche l’unico della regione autorizzato a occuparsi della fauna esotica e quindi anche della Trachemys scripta, testuggine messa “fuorilegge” dal ministero dell’Ambiente in quanto specie “aliena” ritenuta molto invasiva, ma già molto diffusa in natura, a causa delle migliaia di rilasci incontrollati effettuati negli ultimi anni. La scorsa estate il centro accoglieva già circa 400 tartarughe palustri americane, andatesi ad aggiungere al centinaio di tartarughe terresti già di casa nella proprietà Baradel. —
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