Infortunio sul lavoro, il processo La condanna scatta solo a metà
A processo per un infortunio sul lavoro, viene condannato l’allora legale rappresentante dell’azienda ma viene invece assolta la società, imputata in qualità di persona giuridica. È quanto ha stabilito l’altro ieri il giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Marcello Coppari, che ha disposto nei confronti di B.C., 62 anni, di Manzano, una pena di due mesi, con la sospensione condizionale, non ravvisando per lo stesso reato responsabilità a carico della società Mb Paper’s di Cormons, specializzata nella produzione di filati di carta ritorta, cordini e manici ad uso industriale. Il pubblico ministero Mary Mete aveva peraltro richiesto il versamento di 26 mila euro di multa da parte della stessa società chiamata a giudizio, importo che a questo punto non verrà incamerato dallo Stato. L’ipotesi di accusa in ordine alle lesioni colpose gravi ha quindi chiamato in causa anche il Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Vittima dell’incidente, avvenuto nel dicembre 2013, era stata una lavoratrice, allora alle prese con lo spostamento di pesanti bobine di carta. La donna, che nel procedimento non si è costituita parte civile, stava trasportando i grandi rotoli spingendo a mano un apposito carrello, per poi provvedere a collocarli in un’area dell’azienda. Ultimata l’operazione, la lavoratrice era indietreggiata con il carrello sempre a mano, senza accorgersi che nel frattempo stava sopraggiungendo un muletto. La donna era stata quindi investita dal macchinario, riportando lo schiacciamento di un piede. L’infortunio le era costato una prognosi di 4 mesi, a fronte di una complessa fase di recupero.
L’incidente era avvenuto in un’area “promiscua”, ossia aperta al passaggio sia dei lavoratori che dei mezzi aziendali, pur dotata di un idoneo e visibile percorso dedicato ai muletti, contrassegnato dal colore giallo. Tutti i dipendenti, del resto, erano a conoscenza della particolare zona “mista”, dov’era consentito il passaggio dei lavoratori e degli automezzi aziendali. Nel procedimento per le lesioni colpose, alla società veniva contestato in particolare il fatto che nel Documento di valutazione dei rischi obbligatorio da parte delle imprese, non era stato specificato che gli utenti di quell’area, i lavoratori e i conducenti dei mezzi, dovevano prestare la dovuta attenzione proprio ai fini della sicurezza.
Durante il processo, il legale difensore, avvocato Sascha Kristancic, in rappresentanza della società, ha sostenuto l’insussistenza della responsabilità attribuita dalla pubblica accusa, in quanto la contestazione non è da ricondursi ad un “interesse” o ad un “vantaggio” ai fini dell’eventuale “omissione” delle misure di sicurezza. La società, infatti, s’era dotata del necessario Documento di valutazione dei rischi sul posto di lavoro, come previsto dalla normativa, pertanto non si configurava una sorta di “risparmio” economico a vantaggio dell’ente aziendale. Il tutto facendo riferimento all’articolo 5 del Testo unico in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, ponendo di fatto un preciso “distinguo” tra gli obblighi di una società rispetto a quelli del rappresentante legale. Si attendono, a questo punto, le motivazioni alla sentenza, per le quali il giudice s’è riservato novanta giorni ai fini del deposito.—
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