Intervento sul Versa Ambientalisti delusi

I lavori di messa in sicurezza e riqualificazione paesaggistica del torrente Versa sono conclusi. Un intervento che ha fatto storcere il naso a naturalisti, pescatori e fruitori del corso d’acqua. A farsi portavoce del dissenso sono Michele Tofful e Paolo Minen, autori per il Wwf Isontino del libro “Il torrente Versa”, che parla del suo ecosistema fluviale.
«Riteniamo, assieme a molti pescatori e semplici cittadini, che non ci sia nulla da festeggiare, a parte la sacrosanta messa in sicurezza degli argini di Moraro e Monticello e lo sghiaiamento sotto il ponte di Mariano, interventi che secondo noi andrebbero ascritti all’ordinaria amministrazione. Si dice che l’intervento è stato promosso dalla Direzione centrale Ambiente ed Energia, dimenticando però di aggiungere che senza le insistenze dei sottoscritti, di alcuni amministratori locali, di alcuni volontari della Protezione Civile e dei pescatori nulla sarebbe stato fatto. Nel 2013, quando erano evidenti i problemi causati dai lavori del 2002, quali erosioni degli argini, accumuli di ghiaia, mancanza di acqua fummo i primi a chiedere l’intervento dell’allora assessore regionale all’ambiente Sara Vito».
I problemi andavano ascritti all’eliminazione delle briglie, che erano state costruite all’inizio del secolo scorso per compensare l’aumento di pendenza dovuto alla rettificazione dell’alveo e all’asportazione dello strato di argilla, che permettevano il mantenimento del deflusso minimo vitale. Infatti nel progetto iniziale sono citate 14 nuove briglie da realizzare. I progettisti hanno poi modificato sostanzialmente l’opera perché, a loro dire, non erano a conoscenza di erosioni delle sponde.
«Come è possibile - chiede il Wwf - che non lo sapessero, quando erano anni che noi ne eravamo a conoscenza, tanto da aver mandato loro delle foto? La nostra proposta sarebbe servita proprio per ridurre l’erosione spondale». La presenza del mollusco Microconylea Bonelli è un altro motivo di riflessione critica da parte diTofful e Minen. «I progettisti dicono di aver realizzato solo delle soglie di pochi centimetri di altezza per proteggere l’habitat del mollusco, dimenticando però - concludono gli ambientalisti - che l’unico punto, in cui ne è stata accertata la presenza, è a monte dell’unica briglia rimasta presso il ponte di Moraro. A valle del ponte non c’è acqua e quindi nemmeno alcuna forma complessa di vita acquatica da proteggere». —
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