Ispezione a sorpresa di Ferrari in Castello Sindaco infuriato: «Parole mafiose»

L’ultima seduta (conclusasi attorno alle 2 del mattino) del Consiglio comunale non si è limitata alla querelle Cosma-Oreti. Perché ci ha messo del suo pure Serenella Ferrari (Progetto Fvg, ex Forza Italia) che ha effettuato una sorta di ispezione in Castello senza che nessuno sapesse nulla. L’ha fatto, nei giorni scorsi, nei suoi panni di consigliere comunale delegato ai Musei «in orario di lavoro», la sottolineatura fatta da diversi esponenti di maggioranza e di minoranza. Per inciso, lavora alla Fondazione Coronini di cui Ziberna, essendo sindaco di Gorizia, è presidente.
Di un tanto, il primo cittadino è venuto a conoscenza da una lettera inviata dagli stessi dipendenti comunali impiegati in Castello. «Le cose sono andate così. Arrivo in aula – spiega il sindaco – e leggo una lettera dei dipendenti che mi segnalano l’arrivo della consigliera Ferrari che li ha tempestati di domande. Lì per lì, la cosa mi ha fatto subito innervosire perché non era autorizzata. Per giunta, ha fatto un’interrogazione con tutta una sfilza di accuse sulla gestione del castello, cose mai viste. “Daremo una strigliata alla dottoressa Uccello, ditemi tutto perché vi tutelo io”, le parole che Ferrari avrebbe rivolto ai dipendenti. Parole mafiose».
Ziberna, che non le ha mandate a dire nemmeno nell’aula del Consiglio, va oltre e vuole capire quando è stato effettuato il sopralluogo. «Secondo quanto da lei affermato, l’avrebbe effettuato in orario di lavoro. Era andata in Castello a portare dei volantini della “Coronini” e, approfittando dell’occasione, ha fatto un’ispezione senza che né io né l’assessore di riferimento (Oreti, ndr) sapessimo. Una questione che avrei preferito affrontare non in aula». Insomma, avrebbe preferito lavare i panni spochi in famiglia.
Serenella Ferrari? Si affida a una nota. In cui, ma lo dice soltanto nelle ultime righe, fa un annuncio. «Essendo terminato il reciproco rapporto di fiducia tra me e il sindaco, rimetto nelle sue mani la delega alla rete museale che per quanto mi riguarda è stata inutile».
«Mi dispiace – la premessa prima dell’annuncio tranchant – che, invece di parlare di cose concrete, abbiano voluto attaccarmi sul personale cercando di infangare la mia reputazione. Conosco benissimo quali siano i metodi della fabbrica del fango: si vuol far credere che io abbia maltrattato i dipendenti e che abbia svolto un’ispezione durata ore. In realtà, ero al castello per lavoro non più di venti minuti così ho reputato utile, in qualità di consigliere comunale e avendone facoltà, chiedere informazioni e vedere un dipinto che si trova nella sala del Conte. Mi meraviglio di come un atteggiamento garbato abbia potuto trasformarsi in una lettera di protesta nei miei confronti».
Altro concetto: «Rigetto in modo netto le accuse mosse dal sindaco ieri in Consiglio comunale, che con una violenza inaudita mi ha apostrofata col termine di mafiosa. Un’offesa – parole di Serenella Ferrari – che ritengo enorme per una persona onesta e corretta come me e la mia storia parla da sola. Se sarà il caso mi riserverò di tutelare la mia credibilità in tutte le sedi opportune». –
Fra. Fa.
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