La “Borsa” racconta i carabinieri eroi della Grande Guerra

Tappa triestina fino a venerdì per la mostra itinerante dedicata ai ventimila partecipanti dell’Arma al primo conflitto mondiale
Silvano Trieste 2018-11-20 CCIAA, La Grande Guerra dei Carabinieri
Silvano Trieste 2018-11-20 CCIAA, La Grande Guerra dei Carabinieri



Brani di storia poco conosciuta e assi inaspettati di un’aviazione che stava emettendo i primi vagiti: questi alcuni degli ingredienti della mostra itinerante “La Grande Guerra dei carabinieri”, da ieri a venerdì in Camera di commercio. Oltre venti i pannelli, arricchiti dalle illustrazioni di Achille Beltrame e Vittorio Pisani, sulla figura del carabiniere che non t’aspetti, tra le trincee o come corriere tra i comandi. Una presenza importante: ben settemila furono i carabinieri mobilitati a inizio conflitto, un quarto della forza effettiva. Sarebbero diventati ventimila.

«È motivo di orgoglio per noi – così il comandate provinciale, il colonnello Stefano Cotugno – essere presenti con questa mostra a Trieste, città emblematica del grande conflitto mondiale, a distanza di cento anni dalla fine delle ostilità, anche se gli ultimi carabinieri torneranno in Italia solo nel ’21, dopo aver prestato servizio di polizia militare, di guardia al Consolato italiano e di guardia d’onore al Santo Sepolcro in Palestina».

Ma nei pannelli si parla anche della vicenda del maggiore Cosma Manera, che, tra il ’17 e il ’18, si trovò a guidare una spedizione in Russia per rintracciare i soldati dell’esercito austroungarico di origine italiana prigionieri, che costituiranno, nella lontanissima Vladivostok, la “Legione Redenta”. «L’obiettivo è quello di portare, in giro per il Paese, atti e fatti storici che fanno parte dell’immaginario collettivo come la sanguinosa battaglia del Podgora ma anche sconosciuti ai più, come quella dei “cavalieri del cielo”».

Furono 173 i carabinieri che prestarono servizio nella nascente aeronautica militare; di questi venti ricevettero ricompense al valore militare. Il più noto fu senza dubbio il brigadiere Ernesto Cabruna, celebrato dalla Domenica del Corriere del settembre 1918 che titolò: “Uno contro undici”. —



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