La Camera di commercio snobba il dibattito sul Parco del mare

“Parco del mare” sulla griglia ieri nella Sala Vittoria del Cral, a lato della Stazione marittima. Il dibattito “Fermiamoci a riflettere” era un confronto pubblico voluto da Legambiente Trieste, Trieste-bella e Comitato La Lanterna, per discutere sul “progetto fantasma del Parco del mare”. L’incontro, per il quale è stata richiesta la partecipazione delle istituzioni, ha tuttavia registrato un’assenza non di poco conto, perchè la Camera di Commercio, protagonista e finanziatrice di quello che è stato definito «cubo zoo per pesci», non c’era e ha voluto giustificare il forfait con il seguente messaggio «si ritiene che la presenza della Camera di Commercio all’evento non abbia senso allo stato attuale, in quanto non ci sono nuovi elementi di rilievo da illustrare».
Il Parco del mare, come noto, è un’iniziativa promossa e finanziata dall’ente camerale e dalla Regione, sarà inoltre gestita da una società privata. Si tratta di un ambizioso progetto i cui primi passi risalgono al 2004, per il quale è stato stimato un costo di 40 milioni: intenderebbe riqualificare l’area del Molo Fratelli Bandiera e della Lanterna, edificando ex novo un mega acquario in cemento armato. Un boccone indigesto per le associazioni ambientaliste dunque, oltre che per i tanti cittadini che si sono impegnati (nel corso di 14 anni) a presentare petizioni contro questo progetto. Una zona che è per altro vincolata da un decreto legge del 1961 e che con «carattere di assolutezza», vieterebbe ulteriori edificazioni «nel raggio di 130 metri dalla Lanterna».
Perciò, per smuovere l’attenzione dell’opinione pubblica, i promotori hanno organizzato l’incontro, nella speranza di comunicare ad un maggior numero di cittadini le ragioni per cui l’acquario «non s’ha da fare». Tre le tematiche principali affrontate: l’urbanistica, i costi e il modello dell’ipotizzato manufatto. Rispetto al primo punto, l’architetto William Starc ha insistito sul concetto di “salvaguardia” dell’area portuale, «estremamente delicata e di grande valore architettonico e paesaggistico». Anche per la preziosa contiguità al mare, infatti, ulteriori costruzioni potrebbero compromettere la fruibilità dell’area stessa. Sono state ipotizzate anche delle soluzioni: «Questa vicenda è nata in un contesto temporale in cui l’ipotesi di sdemanializzazione del Porto Vecchio non c’era – ha affermato Starc - quindi la proposta cercava una location senza sapere che questa possibilità un domani si sarebbe rivelata».
Sul tema dei costi invece (e anche sul progetto in sé), come sottolineato da tutte le associazioni, non vi sarebbe alcuna chiarezza. Riguardo le previsioni di spesa, ci sarebbero solamente 11 milioni disponibili, 9 provenienti dal Fondo Benzina gestito dalla Camera di Commercio e 2 di provenienza regionale. Da ciò la domanda di Andrea Wehrenfennig (Legambiente): «Ma i restanti 29 milioni? Da dove vengono tirati fuori? La Fondazione si è defilata. I soldi pubblici dovrebbero essere usati per il beneficio della città, non per dare profitto ad una società privata che non pagherebbe alcun debito eventuale». E’ stato infine discusso il modello di acquario tradizionale: il suggerimento è quello di un “Parco del mare” virtuale, più innovativo e ambientalista. Presenti 130 persone, ampia la partecipazione alla discussione. —
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