La Casta si fa rimborsare pure la spesa dal macellaio

Nelle carte dell’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri Fvg scontrini da 35 euro per l’acquisto di carne e tè bevuti in rifugio

TRIESTE. Anche 35 euro per acquisti in macelleria. È uno degli scontrini finiti sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri che stanno passando al setaccio le spese di rappresentanza sostenute nel 2011 dai gruppi politici del Consiglio regionale. Non l’unico, ovviamente, visto che i due fascicoli aperti - uno alla Corte dei conti dal procuratore contabile Maurizio Zappatori, l’altro in Procura e di cui è titolare il sostituto procuratore Federico Frezza - mirano a verificare movimenti per complessivi 884mila euro e 966 euro su un totale di 2 milioni e 700mila euro a disposizione dei gruppi. Accertamenti in corso, trasversalmente fra le diverse forze politiche, sulle varie spese rendicontate. Quindi, anche su “spese di rappresentanza” da un euro: il costo di un caffè. E in effetti nei faldoni non mancano casi del genere: scontrini che attestano il pagamento di una singola tazzina al bar.

Tutto oggetto di verifica, insomma, anche per capire se vi siano o meno motivi di rilevanza penale. Al momento, a proposito, nessun consigliere regionale risulta indagato. Oltre alla macelleria e ai caffè, gli investigatori della tributaria hanno annotato fra le altre cose la presenza di esborsi da duemila euro per l’organizzazione di buffet. E ancora scontrini legati al pagamento di due tazze da tè portate all’impianto di risalita di Sella Nevea.

Nella stragrande maggioranza dei casi, lo scontrino ha un nome e un cognome a cui collegarsi: l’eletto in questione (nulla trapela per ora sui nomi), infatti, ha sborsato quella cifra per quell’acquisto. Ma c’è un gruppo consiliare (non è noto, fin qui, di quale si tratti) che fa eccezione: le spese di rappresentanza per il 2011 non sono imputate ai propri esponenti ma conteggiate tutte proprio come gruppo. Insomma, non si sa chi è stato a spendere quanto. Sono noti solo il totale e quali scontrini o fatture lo determinino. Nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi sul fronte delle indagini, che certamente proseguiranno in maniera compatta nel senso che non saranno analizzate prima le forze di maggioranza e poi quelle di opposizione o viceversa. Tutti assieme, invece, nell’evolversi della vicenda. Massima attenzione motivata anche dalla campagna elettorale in corso per le imminenti politiche del 24 e 25 febbraio.

Altro dettaglio che spunta dagli incartamenti: c’è chi ha piazzato fra le spese di rappresentanza anche i pranzi consumati alla mensa del Consiglio o qualche merenda volante al bancone del bar interno al palazzo di piazza Oberdan. Mosse che sono automaticamente saltate all’occhio dei finanzieri, non fosse altro che per quei 735 euro di bonus per 21 giorni di lavoro già attribuiti ai consiglieri per il vitto.

Una serie di interrogativi, insomma, si è aperta davanti agli investigatori: a cosa è servita la spesa dal macellaio? In che modo possono un caffè al bar o il pranzo in Consiglio rientrare nelle spese di rappresentanza? Per quale buffet sono stati destinati duemila euro? Quesiti a cui se ne agganciano altri, inerenti le feste in discoteca che tanto rumore hanno già provocato nei giorni scorsi.

Richieste di chiarimenti, se ritenute necessarie, verranno inoltrate in prima battuta ai capigruppo delle forze politiche del Consiglio regionale: è infatti attraverso il vaglio dei leader dei gruppi consiliari che passano le varie spese rendicontate. Quindi proprio loro stessi potrebbero assicurare un aiuto per spiegare certe situazioni. Il sospetto degli inquirenti è che in alcuni casi le spese siano state spacciate per legittime quando invece non lo erano: elenchi dettagliati degli acquisti effettuati sono stati infatti predisposti per essere poi verificati nel dettaglio. Qualora dovessero venire a galla conferme delle presunte anomalie tali da configurare un “eccesso di potere”, di conseguenza a delinarsi potrebbe essere l’ipotesi di reato di danno erariale. Sul fronte della procura ordinaria, nell’eventualità di evidenza di rilievi penali, potrebbe essere ipotizzato invece il peculato.

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