La castrazione dei pedofili si fa largo in Macedonia

Autorevole ong per la difesa dei bambini chiede con forza la soluzione “finale”. Il governo apre alla proposta: «Metodo chimico degno di considerazione»

BELGRADO. Si fa sempre più dura la lotta alla pedofilia in Macedonia. Dopo la pubblicazione online (registarnapedofili.mk) di nomi e indirizzi dei pedofili condannati per abusi su minori – 231 casi dal 2004 al 2009, 38 recidivi - Skopje potrebbe considerare la castrazione chimica come “arma finale”. La proposta è stata avanzata sui quotidiani nazionali e poi rilanciata all’estero dal portale Balkan Insight. Ispiratore dell’idea, già promossa da lui stesso in passato, è Dragi Zmijanac, direttore di “First Children’s Embassy in the World - Megjashi”, autorevole ong locale per la difesa dei diritti dei bambini. «Abbiamo proposto la castrazione chimica o la terapia medica perché siamo fortemente convinti che i pedofili non possano avere un trattamento sicuro in prigione. Sfortunatamente, la maggior parte di loro, dopo aver lasciato l’istituzione, ripete il crimine e ciò conferma la nostra preoccupazione che la recidività sia la loro caratteristica principale, che non esistano trattamenti sicuri per la risocializzazione», illustra Zmijanac al “Piccolo”. Dovrebbe perciò essere «obbligatorio» dopo la galera usare la «castrazione chimica come misura preventiva», per scongiurare altre violenze, aggiunge. Allo stesso modo, «siamo per la pena massima – l’ergastolo - in caso di recidività su un minore di 14 anni». Castrazione con mezzi chimici «che è una misura preventiva più umana di quella fisica, praticata in Cechia, dove i pedofili volontariamente la scelgono al posto dell’ergastolo», assicura l’esperto. Oltre alla terapia medica da ripetersi ogni tre mesi, sotto la supervisione di medici e poliziotti, Zmijanac consiglia poi i «braccialetti elettronici». «Polizia, centri sociali per il lavoro, scuole ed enti pubblici potrebbero così monitorare i pedofili», impedire che trovino lavoro a contatto con minori. Terapia volontaria o obbligatoria? L’aumento delle pene, fino a 15 anni, non ha avuto «gli effetti sperati sulla prevenzione del crimine. La pedofilia è in aumento e più e più casi vengono denunciati. Non siamo certi che il fenomeno sia in crescita, ma pensiamo di aver rotto il silenzio sulla sofferenza dei bimbi e incoraggiato loro e le famiglie a denunciare le violenze», precisa. «L’abuso sessuale sui bambini lascia ferite permanenti. La cosa più grave è che in gran parte dei casi i bambini conoscono il pedofilo o vengono stuprati da un membro della famiglia», specifica. L’introduzione del database non basta e la «castrazione chimica e i braccialetti», da “installare” sui pedofili, «potrebbero aumentare leggermente» le chance di «successo della lotta alla pedofilia», assicura, auspicando infine l’apertura di case-protette per difendere le vittime. Il sasso è stato lanciato. E le autorità, per bocca del ministro per le Politiche sociali, Spiro Ristovski, citato da Balkan Insight, hanno anticipato che «il metodo è degno di considerazione».

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