La cultura entra in carcere con incontri, mostre e presentazioni di libri

Una volta al mese nell’aula di alfabetizzazione  si confrontano detenuti e ospiti L’ultimo spunto l’uscita di una guida turistica
Silvano Trieste 16/08/2017 Casa Circondariale di Trieste
Silvano Trieste 16/08/2017 Casa Circondariale di Trieste



Carcere di Trieste, primo piano, terzo tratto. L’aula di alfabetizzazione si trova di fronte alla biblioteca. Qui, una volta al mese, un gruppo di detenuti e uno di ospiti provenienti dall’esterno condividono un momento culturale, seppur divisi da una fila di banchi. E qui, alcuni giorni fa, è stata presentata “Trieste al femminile”, una guida turistica pubblicata nella collana targata Morellini Editore. L’autrice, Florinda Klevisser, è una geografa originaria di Fiume ,che ha trascorso 18 anni a Trieste e ora vive a Monaco di Baviera. «È più bello avere “un’amica” per girare la città- ha commentato -. Una persona che conosce i posti particolari, quelli pensati per le donne». Un libro schematico, che contiene itinerari inaspettati e spunti particolari, dall’architettura allo shopping. «Non ero mai entrata in un carcere e non sapevo cosa aspettarmi- continua Klevisser-. Sono molto contenta di aver avuto l’attenzione del pubblico».

Assieme alla scrittrice è intervenuta la fotografa triestina Lara Perentin, autrice degli scatti riportati nel testo, che ha dato la disponibilità per allestire a breve una mostra nella sezione femminile dell’istituto penitenziario.

«L’incontro mi ha emozionata molto- ha sottolineato l’artista-, Il fatto di poter dare qualcosa a chi sta facendo un percorso difficile, che non è detto sia di recupero, può aiutare. E anche i sogni possono aiutare. Lavoro da quando avevo 16 anni, vengo da un rione difficile e a 42 anni ho rivoluzionato la mia vita, scegliendo di fare la fotografa».

Due ore intense, durante le quali le persone private della libertà hanno posto alcune domande. “Trieste sta cambiando in meglio o in peggio?”, “Dove è stata scattata questa foto?”, “Perché in bianco e nero?”.

L’avvocato Elisabetta Burla, Garante dei diritti dei detenuti di Trieste e promotrice della rassegna, ha espresso soddisfazione per l’evento, che si sviluppa su un trend ormai consolidato.

«Peccato che oggi, per motivi organizzativi, le donne non abbiano potuto partecipare- ha affermato Burla -. Credo che questo tipo di eventi insegni molto a chi è privato della libertà ma anche, e forse di più, alle persone che vivono questa esperienza provenendo dall’esterno».

Per poter partecipare è necessario presentare una domanda “d’ingresso”, con adeguata motivazione: verrà valutata l’ammissibilità dalle autorità competenti. Per informazioni è possibile rivolgersi direttamente all’avvocato Burla, all’indirizzo garantedetenuti@comune.trieste.it o allo sportello, aperto il martedì dalle 17.00 alle 19.00. —





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