La Curia lancia l’allarme «Le chiese cadono a pezzi»

Servono soldi, e tanti, per rimettere in sesto le chiese triestine. Quasi 9 milioni di euro. 8.807.681,51, per la precisione. La somma, calcolata al centesimo dalla Curia, è una sorta di miraggio. Nel prossimo stanziamento regionale, salvo imprevedibili miracoli, non arriveranno che le briciole. Trieste, nell’ultimo contributo di Madre Regione, si era vista assegnare circa 170mila euro, vale a dire il 13% della posta complessiva stanziata per tutti gli istituti di culto del Fvg, pari a 1,3 milioni di euro. «E che si fa con tanta miseria?», si chiede sconsolato don Pier Emilio Salvadè, vicario generale della Curia. Già, che si fa.
La Regione si muove per priorità, cioè assegna i fondi a chi denuncia le urgenze più importanti (quest’anno, peraltro, la speranza è di riuscire a portare i fondi a quota 1,5 milioni di euro). Ma sotto il Colle di San Giusto sono tanti a batter cassa. La lista della Curia sarebbe pronta a far partire ben quindici cantieri: «Si facessero, altro che volano per l’edilizia…si potrebbe aiutare l’occupazione della nostra città. Auspichiamo che la giunta regionale abbia a cuore l’edilizia di culto, suggerisce don Salvadè, il vicario generale. Che di conti, in diocesi, è l’esperto.
Tra i lavori più onerosi, nell’elenco, figura Montegrisa. Lì ci vuole oltre mezzo milione di euro per il solo riscaldamento interno. Altri 3 milioni per rifare la copertura esterna del santuario sul lato Nord, dopo il crollo del 2007. Ora, grazie all’ultimo riparto di 500mila euro, si sta completando il resto, ma per chiudere tutto serve quella somma. Nella parrocchia di Altura, invece, è in programma il tetto, per un totale di 51mila euro. Nulla, di fronte agli 890mila euro che reclama Sant’Antonio per le facciate posteriori, il lotto ancora mancante dopo il risanamento del resto della struttura. Ulteriori 356mila, sempre secondo l’elenco della Curia, servono per sistemare la uffici, oratorio e alloggio. A Contovello chiedono invece quasi 89mila euro per il risanamento della chiesa, mentre a San Lorenzo, a Servola, la cifra sale a 307mila per le canonica vecchia e quella nuova. 804mila euro, invece, è quanto domandano a San Luigi per il tetto, visto che piove dentro. Si prosegue così, con i 147 mila euro di San Pio X la costruzione di un centro pastorale in un terreno donato da un benefattore. A Santa Teresa, in via Manzoni, per il risanamento degli ambienti nel sotto-chiesa interessati da infiltrazioni e umidità, un eventuale appalto non supererebbe i 50mila euro in totale.
Risorse ben più importanti quelle che sarebbero necessarie a San Dorligo, dove per mettere in sicurezza gli impianti e abbattere le barriere architettoniche del centro pastorale, la Regione dovrebbe staccare un assegno di oltre 350 mila euro. A Santa Croce, invece, nella Cappella di San Rocco, si arriva addirittura a oltre mezzo milione di euro per il restauro strutturale e architettonico. Alle Beatitudini si sfiora il milione di euro dell’intero lotto per il risparmio energetico, con un complesso intervento di rivestimento della muratura pensato per isolare la dispersione, oltre agli adeguamenti delle stanze interne del secondo piano.
Scendendo di nuovo in città, nella parrocchia di San Pietro e Paolo di via Colonia manca ancora il completamento di alcuni lavori interni, come il sistema di illuminazione e il riscaldamento, spiegano sempre in Curia. Infine il Seminario Vescovile: 621 mila euro in tutto per adeguare l’edificio alle normative sulla sicurezza e rendere il palazzo perfettamente idoneo per convegni e incontri pubblici. «Il regolamento regionale per la presentazione delle domande – fanno sapere in diocesi – non è stato approvato, quindi in teoria si potrebbero inviare le richieste». Con poche illusioni, visto quanto ci si attende dalla Regione.
E non mancano i problemi burocratici. Ora tutte le pratiche gestite secondo la legge 53 sono passate a Udine e in Curia faticano a raccordarsi con la Regione: gli uffici di via Giulia della Direzione provinciale dei servizi tecnici dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici non sono più qui, ma in Friuli. Per l’edilizia di culto triestina, insomma, non solo mancano i soldi ma pure gli interlocutori a cui chiederli.
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