La famiglia Settimini di casa a Pieris dalla fine del ’600

SAN CANZIAN D’ISONZO. Villa Settimini è il segno tangibile di quanto il territorio di Pieris e del resto del Monfalconese fosse legato a Venezia. E' quanto emerge dalla ricerca storica di Desirée Dreos che, su incarico del Comune di San Canzian d'Isonzo, scandagliando archivi di Stato, comunali e parrocchiali ha ricostruito la storia della famiglia Settimini e non solo quella dell'edificio rinato un anno fa come bellissima Bibilioteca comunale. L'esito della ricerca, confluito nel volume "Villa Settimini. Storia di un edificio e della sua famiglia", edito grazie al lascito in memoria di Rosanna Bertogna, è stato presentato a una affollata sala del Consiglio comunale venerdì pomeriggio. La presenza nel territorio della famiglia Settimini, che rimarrà sempre ben radicata anche a Venezia, viene testimoniata per la prima volta nel 1672, dall'annotazione della morte di Giovanni Battista. «Già nel 1688 un contratto notarile consente di accertare che i Settimini avevano delle proprietà residenziali a Pieris - ha spiegato Desirée Dreos -, che di fatto sarà poi quasi tutto di loro proprietà». L'ascesa alto-borghese della famiglia, mai nobile, nella comunità e nel territorio è poi continua. Tant'è che nel 1701 Giorgio dispone la costruzione di un altare dedicato a sant'Antonio nella parrocchiale di Sant'Andrea e nel 1725 le "case" si trasformano in "palacio". «I Settimini avevano da consolidare anche l'esteriorità del loro ruolo di latifondisti - ha rilevato la storica - che di fatto possedevano tutta Pieris nel '700». La crisi della Repubblica veneziana a fine secolo non rimane fuori dalla porta del "palazzo", dove pure i Settimini sembrano svolgere una vita riservata. Dopo un secolo e mezzo di acquisizioni terriere, i Settimini nell''800 iniziano a vendere. Fino ad arrivare alla cessione della "villa" ai fratelli de Claricini, Alessandro e l'architetto Leopoldo, che della costruzione ha lasciato un'illustrazione databile agli anni ’70 dell'800. Una testimonianza preziosa, riportata per la prima volta dallo studio di Cesare Zorzin in Bisiacaria 17 anni fa, che il professor Anes Koch, tra gli eredi della famiglia de Claricini, ha voluto donare al Comune di San Canzian d'Isonzo. «È un regalo importante che ricevo a nome di tutta la comunità con grande onore», ha affermato il sindaco Silvia Caruso, assicurando una collocazione dell’illustrazione adeguata e in grado di valorizzarla. Quanto emerso dal restauro è stato illustrato dal progettista Adalberto Burelli.(la. bl.)
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