LA GARA A CHI HA PIÙ TORTO

Anche in questa non brillante stagione della nostra vita collettiva è difficile trovare una storia pubblica in cui abbiano tutti così clamorosamente torto. E, visto che parliamo di calcio, si può fare una classifica di chi ne ha di più di cattive ragioni. Prima, leader di colpevolezza, è la Lega Calcio che di cattiva ha pure la coscienza.


Chiedono, anzi pretendono troppo, troppi soldi rispetto al valore commerciale della merce che vendono: i diritti per trasmettere in tv i gol e le azioni più importanti delle partite, il cosiddetto calcio in chiaro, quello gratis, senza pagare un abbonamento al satellitare o la scheda del digitale. I padroni, definirli imprenditori è fuori luogo, delle squadre di calcio pretendono il doppio di quel che il calcio in chiaro vale in investimenti pubblicitari. Lo sanno ma non ci stanno, per loro il mercato non vale. Non è solo un tirare sul prezzo come sarebbe loro compito. E’ proprio pretendere: che la Rai e/o Mediaset, insomma in modo diretto il denaro pubblico o quello privato sganciato però per motivi politici, finanzi la loro decennale incapacità gestionale, la loro insipienza aziendale, il loro cronico fallimento di impresa.


Tecnicamente l’azienda calcio è come Alitalia: ad ogni partita fabbrica deficit e non profitti, proprio come fanno quegli aerei ad ogni volo. Quello che le società di calcio incassano se lo mangiano senza mai coprire le spese e, diversamente da quel che fa tutto il calcio europeo, incassano e vogliono incassare solo dalle tv: tra il 70 e l’80 per cento degli introiti mentre la media europea è del 50 per cento. Non sanno far fruttare gli stadi, investono solo in stipendi. Hanno deciso di vivere a vita a carico delle tv e pretendono di stabilire loro il prezzo di questa rendita. Trattano con la tecnica dei Cobas, spendono con la logica di una pubblica amministrazione irresponsabile, amministrano con la cultura dei furbetti del palloncino.


Seconda sul podio della colpevolezza è la politica locale e nazionale che da anni li asseconda e li incoraggia, facendo sponda non con i consumatori come si racconta ma con le comunità tifose intese e trattate come clientele elettorali.


Terza ma sempre meritevole di medaglia al disvalore è la tv. Anzi le tv. Rai e Mediaset sono incapaci di aggiungere professionale valore nell’uso dei diritti. Insomma non li fanno fruttare, allestiscono trasmissioni in calo di pubblico, credibilità e stile. L’unico format che sanno recitare è fatto di telecronache fatte di tifo gonfiato di retorica, di cronache senza logica e grammatica. Con l’unico trofeo da esibire di una familiarità tra chi sta dietro un microfono, una telecamera e chi sta in campo.

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