La grande nostalgia dei serbi per Tito. Il Maresciallo oggi vincerebbe le elezioni

BELGRADO La Jugoslavia che contribuì a creare dopo la lotta di liberazione dagli occupanti nazifascisti è defunta da quasi trent’anni, annegata nel sangue delle diatribe interetniche e degli egoismi nazionalistici. Lui, il Maresciallo, è morto da quasi quaranta, la tomba una curiosità per i turisti stranieri, la sua immagine venduta nei negozi di souvenir. Tito, si dice, è decisamente parte del passato.
Ma ne siamo così sicuri? Non sembra pensarla così una parte cospicua della popolazione in Serbia, che in un sondaggio ha rivelato che oggi, nel 2018, non ci penserebbe su un minuto. E sceglierebbe ancora Josip Broz come suo leader indiscusso. La rilevazione è quella realizzata dall’agenzia Ninamedia e commissionata dall’autorevole settimanale “Nedeljnik”, che ieri nelle edicole di Belgrado esibiva in prima pagina il faccione di Tito con un titolo chiarissimo: «I serbi anche oggi voterebbero Tito». Sottotitolo: «Vincerebbe anche senza fare campagna elettorale», superando pure l’inossidabile presidente Aleksandar Vučić, secondo altri sondaggi “normali” – leggi, senza Tito tra le possibili opzioni – quotato al 57% delle preferenze tra i serbi. Ma il sondaggio del Nedeljnik non ha posto una domanda ordinaria. Ha chiesto infatti ai serbi, «se potessero votare oggi», quale leader sceglierebbero tra una lista di personalità che hanno fatto la storia, in positivo e in negativo, nella prima Jugoslavia, in quella socialista e poi nell’attuale Serbia. E Tito è uscito trionfatore, col 24,6% delle preferenze. Non si sa se il secondo arrivato, Vučić, sia stato sorpreso positivamente dal 23,6% conquistato nel sondaggio. O sia rimasto scottato nel sapere che Tito resta la personalità più amata nel Paese.
In ogni caso, l’attuale presidente serbo potrà consolarsi osservando gli altri risultati della ricerca. Mentre un 19% degli intervistati ha detto di non preferire «nessuno di questi» leader, rimane da lui staccatissimo Zoran Djindjić, coraggioso premier europeista che fu assassinato nel 2003 in un agguato a Belgrado. Ancora più distanziato, alla faccia di chi vorrebbe dedicargli vie e monumenti, Slobodan Milosević, uomo forte a Belgrado fino alla rivolta dell’ottobre 2000, ancora apprezzato dal 7,4% dell’elettorato con punte del 12% fra gli over-65. In coda invece Nikola Pasić (4,4%), per 40 anni – tra fine 1800 e primo dopoguerra – premier e figura-cardine in Serbia e Jugoslavia, ormai dimenticato. E Boris Tadić (2,1%), presidente serbo dal 2004 al 2012, oggi decisamente fuori dai favori della popolazione.
I risultati del sondaggio Ninamedia sorprendono fino a un certo punto. «Quando la gente», oggi, «vota per Tito lo fa per la sua immagine generale», ha spiegato lo storico Predrag Marković. Immagine che è naturalmente collegata a quella di «uno Stato potente e organizzato e che lavorava intensamente alla propria promozione». Tito e Vučić apprezzatissimi tra i pensionati? Anche questo non desta meraviglia, ha detto il politologo Zoran Stojiljković: è una generazione che ha mantenuto «il culto del leader. Una volta era Tito, oggi è Vučić».
Scenari e visioni simili erano state registrate in passato anche in altri Paesi dell’Est. Come la Romania, dove un’indagine demoscopica aveva svelato che un 40% dei romeni voterebbe Ceausescu presidente. Pure in Bulgaria, un 55% degli intervistati aveva tre anni fa detto di rimpiangere il dittatore Zhivkov. In Albania poi nel 2016 un sondaggio aveva scioccato l’opinione pubblica. In quell’occasione era emerso che il padre-padrone oscurantista Enver Hoxha era ricordato con nostalgia da un buon numero di cittadini. Il 42% della popolazione. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








