La leggenda del Paròn rivive al Magazzino 26

TRIESTE. Quando Umberto Saba componeva le sue “Cinque poesie per il gioco del calcio”, il giovane Nereo Rocco, poco più che ventenne, era già mezz’ala titolare nelle file della Triestina, e aveva persino vestito la maglia della nazionale italiana per le qualificazioni ai Mondiali di calcio del ’34. Il calcio è poesia, allora: a Trieste soprattutto. Non a caso, ad accogliere il pubblico della mostra “Nereo Rocco. La leggenda del paròn”, aperta al pubblico da domani (oggi la vernice alle 11.30) fino al 31 luglio negli spazi del Magazzino 26 al Porto Vecchio, ci sarà un emozionante saluto a due voci: quella, inconfondibile, del grande tecnico triestino (non chiamatelo “mister”, per tutti resterà sempre e solo “il signor Rocco”) e quella più lieve di Umberto Saba che, in una memorabile registrazione del ’56 dalla casa di viale XX settembre, sillabava i suoi versi calcistici abbandonandosi alle passioni per il “verde tappeto”. Rocco e Saba, un ideale viatico per il tunnel che, proprio all’inizio del percorso espositivo, schiude l’avventura umana e calcistica del Paròn. Qualche metro prima, all’ingresso, il colpo d’occhio del visitatore sarà catturato dalla splendida gigantografia di una foto anni Sessanta, con Nereo Rocco che ridacchia divertito mentre cinque giocatori del suo Torino – Poletti, Ferretti, Vieri, Rosato e Moschino - si scatenano alle sue spalle nello “schiaffo del soldato”.
L’inaugurazione della mostra omaggio di Trieste a Nereo Rocco - a cura del suo biografo più autorevole, il giornalista Gigi Garanzini, e per iniziativa dell’Associazione Regola d’Arte con il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia con Turismo Fvg, mediapartner “Il Piccolo” - darà il via ufficiale agli affettuosi festeggiamenti per il centenario della nascita dell’allenatore che, il 20 maggio 1912, all’anagrafe triestina veniva registrato come Nereo Rock, cognome originale della famiglia di origine viennese. L’allestimento realizzato al Magazzino 26 dagli architetti bresciani Cecilia Cassina e Ottorino Berselli, che hanno saputo dare forma e suggestioni interattive al progetto del curatore Gigi Garanzini, si prospetta d’ impatto, tutt’altro che didascalico e ricco di momenti ludici per ritrovare la verve sanguigna del Paròn, nelle tappe focali della sua vita e dalle frasi più celebri. Un apporto determinante per la ricostruzione della parabola umana e professionale di Nereo Rocco è arrivato dai suoi figli, Bruno e Tito, e dalle società che nel tempo ha allenato: la Triestina naturalmente, e quindi il Padova, il Milan - di cui saranno esposti molti trofei conquistati dal Paròn - il Torino e la Fiorentina.
Ci sarà il Rocco studente, con le pagelle scolastiche originali, il Rocco neo-congedato dal servizio militare, e ci saranno testimonianze importanti degli esordi nella carriera di calciatore, prima, e poi di allenatore: fotografie, oggetti, i primi contratti con il Milan e soprattutto i “luoghi” del Paròn. A cominciare dallo “spogliatoio”, scrigno prezioso di ricordi e di un “metodo” di formazione umana e calcistica brevettato da Rocco fra docce e armadietti. Una formula bizzarra e preziosa, capace di trasformare lo spogliatoio da zona “tecnica” in luogo di aggregazione, quasi al crocevia fra sedute di autocoscienza e schemi di gioco. E proprio nello spogliatoio di Rocco non mancherà di sprigionarsi al meglio l’appeal interattivo della mostra, con alcune sorprese per i visitatori. La parte conclusiva del percorso interattivo dedicato a Nereo Rocco offrirà l’occasione per ritrovare altri personaggi - gli eredi calcistici del Paròn, da Valcareggi a Bearzot - ed episodi memorabili della storia del calcio italiano, come il trionfo Mondiale del 1982 in Spagna. Lo rievocheranno, tangibilmente, anche la pipa del presidente Pertini, regalata ad Enzo Bearzot subito dopo il trionfo del Santiago Bernabeu, e la giacca indossata da Bearzot sulla panchina della finalissima contro la Germania. Originale chicca dell’esposizione sarà un dipinto d’autore, un originale De Chirico regalato dall’artista a Nereo Rocco, per ‘consolarlo’ di una sconfitta in uno dei tanti derby contro l’Inter di Heriberto Herrera. E “La leggenda del paròn continua”, per parafrasare il fortunato libro di Gigi Garanzini, giunto alla terza ristampa Mondadori: lungo il percorso espositivo il pubblico si imbatterà in molti filmati d’epoca dall’archivio storico televisivo di Rai Teche, con spezzoni di programmi storici degli anni. Quale sigillo della “multisensorialità” del percorso, a fine mostra, sarà una sosta all’Osteria del Paròn, per gustare i piatti prediletti del tecnico e il nuovo vino “Nereo” coniato da Marco Felluga. La mostra sarà visitabile da domani fino al 31 luglio ogni giorno dalle 10 alle 21, e il venerdì e sabato fino alle 23. Prezzo d’ingresso 10 euro, ridotto 8 euro per gli over 65 e i ragazzi fino a 18 anni; ingresso gratuito per i bambini fino a 11 anni. Hanno sostenuto l’evento la Provincia e la Camera di Commercio di Trieste, Portocittà, Acegas Aps, Trieste Trasporti, Cooperative Operaie.
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