La Margherita2 vuole le dimissioni dei vertici
Portelli: «Non cerchi alibi chi ha causato il disastro. Mosetti non può essere il capro espiatorio»
«Chi si è reso responsabile del disastro, invece di cercare alibi e scuse spudorate, dovrebbe per dignità semplicemente dimettersi. Mosetti, però, non può diventare il capro espiatorio. Sarebbe ingeneroso ed ingiusto perché non sono sue le uniche responsabilità. Se si vuole ripartire con il grande progetto del Partito Democratico, occorre cambiare decisamente rotta». Parole e musica di Federico Portelli, leader della Margherita 2. C’era da aspettarselo che la resa dei conti sarebbe iniziata subito nella Margherita. Ieri mattina si è riunita l’anima brancatiana che ha definito fallimentare il risultto elettorale. «Eravamo consapevoli, parlando con la gente e con i nostri elettori più informati, della debolezza del candidato Mosetti, soprattutto a confronto con Andrea Bellavite. Del resto, già un sondaggio del vostro giornale lo dava molto indietro nel gradimento dei goriziani, sia di centro che di sinistra. Non è quindi una sorpresa che abbia ricevuto un consenso minore rispetto all’unica lista a suo sostegno - attacca Portelli -. Certo, non male per chi riteneva che Brancati non fosse un valore aggiunto e andasse, quindi, silurato».
La Margherita 2 affonda il colpo. «È innegabile - aggiunge Portelli - che l’immagine politica di Mosetti era quella del ’killer’ politico di Brancati e rappresentava agli occhi dell’elettore del centrosinistra un elemento di forte polemica e divisione. Non può aspirare ad unire una coalizione ed una città chi non è riuscito nemmeno a riunire il suo partito. Noi, purtroppo, avevamo ampiamente previsto tutte queste difficoltà e lo avevamo consigliato di rinunciare e lavorare per una candidatura unitaria. Non ascoltandoci, evidentemente mal consigliato, ha dimostrando tutta la sua inesperienza politica». Portelli risponde anche alle accuse di chi imputa alla Margherita 2 di aver sollecitato il volto disgiunto. «Sono scuse ridicole. È ora di assumersi le responsabilità di una catastrofe politica annunciata e pianificata da tempo. L’elettore del centrosinistra non si fa abbindolare e non si è riconosciuto nella candidatura Mosetti. Inoltre nessuno, a livello provinciale e regionale, ha voluto ricomporre per tempo una situazione che non è solo di Gorizia ma che ha visto pure la grave sconfitta di Cormòns.
Non si capisce come facciano alcuni esponenti provinciali a dare la colpa della debacle addirittura a Tuzzi, che paradossalmente è stato l’unico a sottolineare che qualcosa di buono è stato fatto dalla giunta uscente. Se sono queste le analisi della sconfitta, siamo davvero in alto mare. Condivido pienamente le riflessioni del professor Tellia che ieri, sulla prima pagina sul vostro giornale, affermava che tutto il gruppo dirigente che ha messo il centrosinistra goriziano in condizioni di perdere in modo così disonorevole dovrebbe farsi da parte per permettere l’emergere di una nuova leadership. Chi ha guidato in questo modo i partiti, e alcuni siedono pure in giunta provinciale, incarna esattamente l’opposto di quello che dovrebbe essere il nuovo partito. Anche a loro chiediamo un gesto di dignità e di assunzione di responsabilità». Conclude Portelli: «Per il nuovo mandato ripartiremo innanzitutto dai tanti che si sono avvicinati e che, eletti nei quartieri, saranno il futuro del nuovo partito. Poi andrà ricostruita una collaborazione massima, sia a livello consiliare che politico, con la coalizione che ha sostenuto il candidato Bellavite».
Ma la risposta del segretario provinciale della Margherita, Diego Moretti arriva immediata. «Premetto che l’analisi puntuale del voto la faremo martedì nella riunione dell’assemblea provinciale. Posso però dire che rimango sconcertato dalle affermazioni di Portelli. Affermare queste cose adesso è troppo comodo e dirle in un contesto nel quale oggettivamente l’Ulivo e la Margherita hanno sentito poco sostegno dietro di loro, e in particolare da parte della componente che lui rappresenta, è beffardo. Mi viene il dubbio che in questo mese e mezzo di campagna elettorale tutto quello che si è parlato all’interno del nostro partito sia stata una finta. Mi sembra quasi che il vero avversario per quella componente non fosse Romoli ma Mosetti». Moretti non cerca alibi. «Abbiamo sbagliato tutti ma dobbiamo ringraziare Giulio Mosetti che si è speso in una battaglia difficilissima.
Il Partito democratico va avanti grazie all’impegno di chi crede davvero in questo progetto. Allucinanti anche le dichiarazioni del segretario regionale della Slovenska skupnost Damijan Terpin che aveva chiesto il commissariamento della Margherita. Non può permettersi di entrare da presidente di un partito federato in questioni interne alla nostra forza politica».
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