La morte di Pino Brumatti: decisa un’altra perizia

Un’altra perizia, la terza, questa volta da affidare a un medico di “chiara fama nazionale”. A due anni e sei mesi dalla morte di Pino Brumatti avvenuta tra le 10.23 e le 10.34 del 21 gennaio 2009 non è stata ancora fatta piena chiarezza sulle accuse mosse dai familiari al 118: se l’ambulanza fosse arrivata prima nell’abitazione di via Romana a Lucinico l’ex campione, all’epoca 62enne, si sarebbe potuto salvare.
Ne è convinta la moglie, signora Lidia, che assistita dall’avvocato Enrico Agostinis ha deciso di impugnare la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Gorizia, pm Leghissa, dopo aver valutato la perizia, la seconda, firmata dal cardiologo Pizzolitto.
Secondo l’avvocato Agostinis il ritardo nei soccorsi è stato «macroscopico». Un’inchiesta dell’Ass isontina aveva stabilito che dal momento della chiamata al 118 all’arrivo dell’auto medica erano passati undici minuti.
Si ricorderà che fu perso tempo prezioso perché la centrale del 118 inviò l’ambulanza in via Romana a Monfalcone anziché a Lucinico.
Indagati sono la centralinista (difesa dall’avvocato Riccardo Cattarini) che ha risposto alla chiamata della signora Brumatti e il suo collega che era in servizio in quel momento alla centrale operativa del 118 e che è difeso dall’avvocato Flavio Samar.
A conclusione dell’indagine il sostituto procuratore Luigi Leghissa, in base anche ai risultati della perizia medico legale, aveva sostenuto che non c’erano i presupposti per rinviare a giudizio per omicidio colposo i due operatori del 118.
Si era opposta la famiglia che aveva chiesto una perizia, quella poi affidata a Pizzolitto. Ora, analizzata la relazione del medico, le parti mantengono un netto contrario. Toccherà al gup decidere.
La perizia avrebbe dimostrato che l’infarto che ha colpito Brumatti, di tipo asistolico, non è raro come si credeva in un primo momento. Studi recenti hanno dimostrato una casistica piuttosto significativa di esiti mortali.
L’avvocato Agostinis parla di un «quadro contradditorio» e dunque a suo avviso si necessita di una nuova perizia.
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