LA PATENTE PRIVILEGIATA

Problema: se il Vip - assessore, dirigente, presidente di qualcosa - è in ritardo a un appuntamento - perché una riunione si è protratta più del previsto, o perché ha preso più impegni di quelli che il tempo consentirebbe - può egli suggerire, o imporre, al suo autista di violare il codice della strada? La risposta è ovviamente negativa. Tra le mansioni dell'autista dell'automobile di servizio non v'è quella di violare le leggi e di mettere in pericolo la propria e l'altrui incolumità. Alla richiesta del passeggero di premere sull'acceleratore, l'autista dovrebbe rispondere semplicemente: «non posso».I problemi del ritardo si risolvono organizzando meglio la propria agenda, non violando la legge.


È un punto sul quale tutti dovrebbe concordare: e per primi i sindacati, che hanno anche il compito di tutelare i lavoratori dai rischi di infortuni. A nessuno può ragionevolmente venire in mente qualcosa di diverso. Invece in questi giorni abbiamo assistito a un curioso carosello. Prima la notizia ("Il Piccolo" dell'8 ottobre) che Sindacati e Regione avevano raggiunto un accordo per il rilascio di una patente di servizio per gli autisti della Regione; poi il dietrofront, suggerito dalle critiche che simile accordo aveva incontrato. Ora si parla di un "tavolo tecnico" volto ad accertare la fattibilità del progetto "patente di servizio" solo per alcune categorie (conducenti dei mezzi della Protezione civile e del Corpo forestale). Rimane in ogni caso lo stupore per la mentalità questa vicenda rivela.


Dunque: il progetto prevedeva l'attribuzione di una patente di servizio dalla quale far scalare - in caso di violazione del Codice della strada - i punti conseguenti alla sanzione, salvaguardando la patente personale dell'autista. Il pensiero retrostante è che - quando si parla di violazione delle regole della circolazione stradale - l'illecito sia una sorta di accidente naturale dal quale ripararsi, non già il frutto di un comportamento volontario. Il presupposto è che il Codice della strada sia una sorta di optional, il cui rispetto possa essere per qualcuno del tutto discrezionale. Anzi - ma questo è un problema psicologico serio - sono molti i personaggi i quali misurano la propria importanza con il metro della disinvoltura che si concedono nell'uso dell'automobile. In effetti l'accordo presupponeva un implicito riconoscimento del potere degli amministratori pubblici di violare le norme.


Chiariamo di cosa stiamo parlando. L'auto blu sfreccia a duecento all'ora; passa con il rosso; parcheggia nel posto riservato agli invalidi; insomma: crea pericoli per gli altri utenti della strada e calpesta i diritti altrui. Non potrebbe farlo: non è un'ambulanza, non è una vettura della polizia all'inseguimento di manigoldi (anche lo svolgimento dei servizi di emergenza avviene all'interno di regole, non in violazione di esse). Nei nostri esempi l'autista sta semplicemente violando la legge. Chi viola la legge dovrebbe assumersene le conseguenze, senza "sconti" per ragioni professionali. Punto. Nel leggere la notizia dell'accordo di cui stiamo parlando (si spera, definitivamente sepolto), è tornato alla mente il Guzzanti che satireggiava sulla "casa delle libertà": "Facciamo un po' come c…. ci pare" (e giù grasse risate).


È assurdo che il sindacato abbia voluto avallare di fatto il potere dell'amministratore o del dirigente di emettere ordini illegittimi, in violazione di norme che mirano (anche) a tutelare la salute dello stesso autista, anteponendo così la salvaguardia del permesso di guida alla tutela dell'incolumità del lavoratore. È assurdo che con atti ufficiali si sia tentato di riconoscere la normalità della violazione di regole - il cui scopo, ribadiamo, è salvare la vita delle persone - da parte di chi le regole è chiamato a dettarle (come legislatore) e ad applicarle (come amministratore). Ma come gli sarà venuto in mente, proprio in questo periodo di Grilli che "vaffeggiano" nella piazze?


Sarà che la propensione a elevare l'automobile a feticcio alberga anche nelle menti migliori? Il chirurgo ha più probabilità della casalinga di amputare la gamba sbagliata del paziente, ma nessuno propone un "bonus" per il reato lesioni personali: una fedina penale professionale che gli consenta di mantenere immacolata la propria reputazione personale. Lo stesso vale per il poliziotto, il quale rischia più della medesima casalinga di usare la pistola a sproposito.


Quando però si parla di automobili ogni logica salta e sembra normale avere un occhio di riguardo per il tassista che effettua l'inversione vietata, per il camionista che parla al cellulare, per l'autista che deve portare la personalità in tempo per l'inaugurazione della sagra della salsiccia. Navighiamo tra arroganza e assurdità, in un Paese nel quale persino la logica viene violentata. Siamo assuefatti a molto; certe cose, però, sinceramente potrebbero risparmiarcele.

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