La pecora istriana rischia di sparire: coltivatori in allarme

Il numero dei capi in pochi anni si è dimezzato: colpa dei tagli agli incentivi statali. E trema anche la capretta
POLA. La pecora istriana rischia di sparire. Se non si interviene con provvedimenti per ripopolare questa specie purtroppo il suo destino è segnato. Secondo il
Glas Istre
da tre anni a questa parte il numero di questi esemplari si è praticamente dimezzato, scendendo a circa 1.500 capi. Cosa è successo? Vedran Macan titolare di un’azienda agricola a conduzione familiare afferma che la causa principale va ricercata nella graduale contrazione degli incentivi statali: «Dagli 80 euro per capo all’anno di una ventina di anni fa - spiega- siamo arrivati a poco più di 20 euro equivalenti agli incentivi per le razze incrociate. E poi per la fruizione di questi incentivi -aggiunge Macan- dobbiamo sottoscrivere il contratto secondo cui l’allevatore si impegna ad allevare un determinato numero di pecore per il periodo di cinque anni. Un vincolo eccessivo che ci preoccupa perchè sarà difficile rispettarlo. Gli allevatori preferiscono non correre il rischio di penalità o sanzioni in caso di mancato rispetto delle nuove regole».


Fra le altre cause del preoccupante calo c’è un nuovo orientamento generale dell’economia verso il turismo, il decremento demografico nei villaggi rurali che colpisce le attività economiche per la mancanza di manodopera. Ricordiamo che la pecora istriana del peso medio di 70 chilogrammi viene allevata per la produzione del latte: nel periodo della lattazione che dura 176 giorni ne fornisce in media 180 litri che arrivano fino a 300 litri in determinati casi. In massima parte gli allevatori producono il prelibato pecorino istriano, molto apprezzato sul mercato.


L’associazione
Istrijanka
che raggruppa gli allevatori ha comunque avviato un progetto per il rilancio della razza sul modello di quello per il bue istriano (il boscarin) che però non sembra incontrare i favori dell’Azrri, l’Agenzia per lo sviluppo rurale dell’Istria. Nel tentativo di sensibilizzare gli enti competenti e l’opinione pubblica sono stati organizzati vari incontri divulgativi: l’ultimo a Sanvincenti in occasione della prima Rassegna dell’ovino istriano e dei prodotti d’eccellenza. Ancora più critica la situazione della capretta istriana, peraltro simbolo della penisola, la cui carne è molto ricercata. Per il rilancio del caprino comunque è già decollato il progetto
Dva roga
(Due corni) con il quale in pochi anni si intende portare il loro numero a 10.12.000 capi.
p.r.


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