La rabbia di Dipiazza in aula «Mi vergogno dell’Italia» Le opposizioni: «Surreale»
il caso
«Fino a stamattina ero orgoglioso di appartenere a questo Paese. Ma ora darei volentieri le dimissioni e me ne andrei. Quando vado a Roma c’è da vergognarsi a essere italiani: buche, autobus che prendono fuoco, una situazione ingovernabile. Questi signori, cui per la prima volta auguro qualcosa di male, hanno bocciato l’abbattimento della Tripcovich dopo che la nostra Soprintendenza aveva dato il benestare. Una vergogna». È sbottato così ieri mattina in aula Roberto Dipiazza al momento di comunicare la doccia fredda arrivata dalla capitale. Un autentico “show”, quello del primo cittadino, che ha spiazzato i consiglieri presenti, procurandogli le critiche dell’opposizione ma pure la solidarietà di esponenti del centrodestra, come il deputato Renzo Tondo.
«È incredibile - ha proseguito Dipiazza -. La nostra città è tenuta in una maniera che, credo, è orgoglio di noi tutti. E proprio quelli che hanno le città in ben altre condizioni, ci impongono dei vincoli assurdi. Farò una seria riflessione ma non mi aspettavo uno sgarbo simile da parte di chi non conosce la città, peraltro tramite una lettera pesantissima di insulti verso l’amministrazione. Visto che non sono nato ieri, immagino che dietro ci sia la mano di qualcuno: non è pensabile che il ministero a Roma conosca la storia di una nostra vecchia stazione delle corriere». Un’espressione, quest’ultima, che ha fatto insorgere le opposizioni: «La Tripcovich è un teatro!», si è sentito urlare dai loro banchi.
Tornando al sindaco, «studierò con gli uffici che cosa si può fare – ha concluso –. Ma in questo momento non mi sento più di appartenere alle leggi romane». Una sorta di minaccia rimasta poi sospesa, così come il contenuto della «lettera pesantissima di insulti». Lettera che Dipiazza, intervistato poi fuori dall’aula, ha ammesso di non aver visto, lasciando intendere di essersi forse fatto prendere dalla foga del momento. Sospetti sul presunto “mandante”? «No. Ma se io e te adesso ci mettiamo a parlare di Palermo, è ovvio che non ne sappiamo niente. Qualcuno a Roma avrà detto che l’importante è che non vinca il sindaco di Trieste». Quanto all’invettiva anti-romana, «non parlo della sindaca ma del fatto che abbiamo mezza Italia che crolla».
Immediata la reazione delle opposizioni. «È un film surreale quello di Dipiazza che straparla sul destino della Tripcovich - attacca la segretaria provinciale Pd, Laura Famulari -. Al di là del merito, non è accettabile che si dicano cose tanto pesanti, mettendo in un mazzo Comune di Roma e organi ministeriali e insinuando sospetti di interferenze». Il dem Giovanni Barbo parla di «dichiarazioni avventate: è grave augurare il male a qualcuno solo perché ha comunicato una decisione contraria all’indirizzo del Comune». La capogruppo M5s, Elena Danielis, definisce «lo stop del ministero una vittoria della ragione. Si tratta di un edificio d'autore, dotato di ottima acustica e di misura congeniale a festival e saggi scolastici, ad esempio. Assurdo abbatterlo senza sapere quanto costerebbe la demolizione». «Ora mi aspetto che il sindaco sia coerente e rassegni le dimissioni», le fa eco il pentastellato Paolo Menis. Così Sabrina Morena (Open Fvg): «La Tripcovich è parte del patrimonio teatrale della città e andrebbe ristrutturata in modo importante».
Per contro, l’ex governatore Tondo ha fatto sapere che presenterà alla Camera «un’interrogazione urgente. L’autonomia degli enti locali dev’essere un caposaldo della leale collaborazione istituzionale. Spese se il Comune di Trieste aveva già acquisito pure il parere favorevole della Soprintendenza regionale». —
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