La Regione cataloga i locali storicima dimentica quelli di Trieste
Nella prima lista non compaiono caffè come il «San Marco», il «Tommaseo» o il «Tergesteo». E non figurano nemmeno il buffet «da Pepi», elogiato anche dal «New York Times», o la pasticceria Pirona, tanto cara a James Joyce.

L’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani
Non ci sono caffè come il «San Marco», il «Tommaseo» o il «Tergesteo», meta ogni anno di migliaia di turisti. E non figurano nemmeno istituzioni come il buffet «da Pepi», elogiato anche dal «New York Times», o la pasticceria Pirona, tanto cara a James Joyce.
Nell’elenco dei locali storici del Friuli Venezia Giulia, stilato dall’amministrazione regionale sulla base delle indicazioni dei Comuni, non compare neanche un esercizio triestino. Evidentemente per la giunta, che ieri ha dato disco verde alla lista, la nostra città non possiede attività che, per «anzianità di servizio» e valore architettonico, possano fregiarsi di quel titolo. Delle 63 realtà inserite nell’elenco, infatti, 38 appartengono a Comuni della provincia di Udine, 20 ricadono nel territorio di Pordenone e 5 in quello di Gorizia. Trieste, invece, è rimasta a bocca completamente asciutta.
E pensare che il ministero dei Beni culturali, di recente, ha espresso un orientamento completamente diverso. Nell’edizione 2008 della guida curata dall’associazione «Locali storici d’Italia», realizzata appunto con il patrocinio del dicastero, il Friuli Venezia Giulia è rappresentato esclusivamente da realtà triestine. Ben quattro: i caffè «San Marco» e «Tommaseo», la pasticceria «Pirona» e l’«Antica Trattoria Suban».
Tornando all’elenco di casa nostra, va detto che per un locale l’inserimento nella classifica della Regione non è solo motivo di vanto, ma anche condizione necessaria per accedere a specifiche risorse. «Sul nostro territorio - precisa l’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani - abbiamo attività aperte da più di 100 anni, che vanno preservate e valorizzate. E a tale fine sono già stati stanziati 950 mila euro stanziati a favore dei Comuni che li useranno per lavori di ristrutturazione dei locali storici». Ma di quei soldi, vista l’attuale versione dell’elenco, a Trieste rischia di non arrivare nemmeno un centesimo.
L’assessore comunale allo Sviluppo economico, tuttavia, ridimensiona l’allarme. «Credo che l’esclusione della nostra città sia dovuta solo ad un problema tecnico - spiega Paolo Rovis -. Probabilmente ora nella lista figurano solo i Comuni che hanno consegnato per primi la documentazione relativa ai propri locali storici. Trieste, approfittando di una proroga, ha presentato il materiale nel marzo 2008, mentre altri l’avevano già fatto a fine 2007. Dobbiamo solo attendere che gli uffici analizzino le altre pratiche e integrino l’elenco. Trieste - conclude Rovis - non rimarrà di certo tagliata fuori, anche perchè il nostro patrimonio di locali storici è molto ricco: ne abbiamo segnalati più di 60».
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