La Slovenia “in ostaggio” della polizia

I sindacati degli agenti rompono le trattative con il governo e avviano l’iter per il referendum contro la manovra finanziaria
Di Mauro Manzin
SLOVENIJA LJUBLJANA 10.05.2012 SLOVENSKA POLICIJA FOTO:ROMAN SIPIC/DELO
SLOVENIJA LJUBLJANA 10.05.2012 SLOVENSKA POLICIJA FOTO:ROMAN SIPIC/DELO

TRIESTE. Uno Stato tenuto in ostaggio dalla polizia. Un golpe? Niente affatto è “semplicemente” la situazione che sta vivendo in queste ore la Slovenia. Dopo un’altra (l’ennesima) tornata di trattative tra governo e i due sindacati di polizia è scaturita una fumata nera che copre di fuliggine il futuro economico del Paese. «Chiaro e ad alta voce abbiamo detto no», così uno dei leader sindacali Zoran Petrovi›.

Conseguenza? Il presidente del Parlamento, Gregor Virant avvia le procedure per il referendum sulla legge finanziaria varata dall’esecutivo Janša. Una manovra di lacrime e di sangue che, peraltro, è stata accettata dai sindacati del pubblico impiego dopo alcuni correttivi. Ma gli agenti di polizia vanno giù a muso duro. Ora avranno tempo fino al 28 giugno per raccogliere le 40mila firme necessarie a dare vita al referendum abrogativo. E così la legge finanziaria già approvata dal Parlamento non potrà entrare in vigore. Fino a luglio sicuramente ma se i poliziotti racimoleranno il quorum di firme necessarie, il referendum si svolgerà a settembre e la finanziaria rimarrebbe ancora bloccata.

Un “lusso” che la Slovenia non si può permettere perché il rischio è di innescare una spirale greca che potrebbe portare alla bancarotta. «Il Paese rischia di diventare ostaggio oggi di questo, domani di un altro referendum - dichiara il ministro del Lavoro, Andrej Vizjak - e questo rischia di essere l’inizio della fine della nazione». Lo slittamento di un mese dell’entrata in vigore della finanziaria costerà alla Slovenia 100 milioni di euro. Figuriamoci se tutto dovesse slittare a dopo il referendum di settembre. E i “veleni” politici incominciano a sprigionarsi. Il centrodestra nella persona del presidente dei deputati di Nuova Slovenia (Nsi), Matej Tonin accusa il presidente della Repubblica Danilo Türk e le opposizioni di “stare dietro” l’operato dei sindacati di polizia. «Comprendo sia Türk che l’opposizione - afferma Tonin - è un gioco politico, ma un gioco estremamente pericoloso».

Perché la Slovenia si è impegnata a rispettare i parametri posti dall’Ue, ossia ridurre il debito pubblico sotto il 3% del Pil. «Se questo non avverrà, e non avverrà se ci sarà il referendum - conclude Tonin - allora ci penserà l’amministrazione controllata imposta da Bruxelles a fare i tagli e ciò non sarà certo indolore».

E che si stia «giocando con i destini della Slovenia», lo sostiene anche il portavoce del governo, Anže Logar. Ma a questo punto a Janša non resta che sperare nel miracolo.

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