La stima dell’advisor Sarà pronto tra 15 anni

Il direttore di Ernst&Young Italia paragona l’intervento con altri analoghi nel mondo «Ma molto prima potremo già vedere realizzati il museo del mare e la sede Icgeb»
Di Silvio Maranzana

«Interventi di questo genere per essere attuati completamente richiedono un lasso di tempo che va dai 15 ai 20 anni. Per Trieste potremmo ragionevolmente stimare una quindicina di anni». Lo afferma Fulvio Lino Di Blasio, director di Ernst&Young Italia, l’advisor che sta affiancando il Comune nella riqualificazione del Porto vecchio e che sta completando la prima fase del proprio lavoro, quella riservata alla “fotografia dell’esistente” che evidentemente comprende non solo lo stato attuale dell’area e le sue potenzialità, ma anche la “raccolta” di ambizioni sull’area, tant’è che sono stati auditi alcuni grandi gruppi tra cui Fincantieri che ha ribadito l’interesse a realizzare un porto per megayacht. Questa prima fase si concluderà mercoledì 11 con un report pubblico ai cittadini. Seguirà la stesura delle linee guida e, dopo l’estate, la condivisione con i cittadini. Per vedere la “Trieste 2” completata dunque bisognerà attendere il 2030 e passa, ma due elementi, citati dallo stesso Di Blasio, potrebbero leggermente velocizzare l’operazione Trieste: i 50 milioni stanziati dal Governo (“miccia” per la possibile esplosione anche di investimenti privati) e il nuovo codice degli appalti. Comunque sia, i primi lavori potrebbero partire già tra un anno e mezzo e si procederà per step con possibilità di vedere realizzati nel giro di alcuni anni perlomeno il Museo del mare e la sede del Centro di ingegneria genetica e biotecnologia nel Magazzino 26 già ristrutturato esternamente.

Tra i 15 e i 20 anni di tempo hanno richiesto per essere completamente realizzati alcuni degli esempi a cui potrebbe rifarsi Trieste e citati da Di Blasio nella presentazione dell’advisor fatta alla Centrale idrodinamica ancora a fine febbraio. «A Marsiglia - aveva detto Di Blasio - il processo è partito nel 1995 per ripensare l'immagine del porto, un percorso con sviluppo temporale non breve. Vi sono elementi che a Trieste possono interessare come quello dell'accessibilità, la presenza della ferrovia, il fatto che anche lì c'è una sorta di città nella città. Abbiamo concepito una strategia di sviluppo economico con un milione di metri quadrati per uffici e spazi per aziende, 200mila mq di spazi pubblici, altri 200mila mq di negozi. Sono stati poi effettivamente costruiti: un ospedale, 6 scuole, un museo, 12 centri culturali, 2 palestre e una grande area con abitazioni, uffici, negozi, spazi verdi e spazi pubblici». Secondo esempio, Alessandria d'Egitto finalizzato al masterplan per la città del 2032. «Abbiamo fatto un'analisi a 360 gradi sulla città e su importanti investimenti diretti esteri che possono riversarsi sugli aspetti turistici, sportivi, dell'entertainment», ha spiegato il director di Ernst&Young Italia. Per la città cinese di Wuhan, ha aggiunto «si trattava di trovare soluzioni intelligenti per utilizzare le tecnologie finalizzate al miglioramento della qualità della vita, rendere le informazioni più accessibili, tratteggiare uno snellimento del settore burocratico. Infine Lione - è stata la conclusione del signor E&Y - interessante perché siamo intervenuti su un'area tra due fiumi in cui c'erano operazioni portuali che sono state spostate e dove è stato creato uno spazio dove si può andare in bicicletta caratterizzato da coraggiose soluzioni architettoniche».

Un dibattito sul Porto vecchio si è svolto ieri sera organizzato dalla Lista Insieme per Trieste in cui gli assessori comunali Elena Marchigiani e Andrea Dapretto, il docente universitario Vittorio Torbianelli e Carlo De Donato hanno presentato un’”ottalogo”, cioé otto principi che dovrebbero essere seguiti nel processo di riqualificazione. Eccoli. Non un progetto a sè stante, ma un’occasione di sviluppo internazionale per tutta Trieste; una pluralità di usi e risorse (pubbliche e private) senza preconcetti; un processo graduale e sempre equilibrato nel rapporto tra domanda e offerta, iniziando subito; la priorità all’interesse collettivo, agli spazi e ai servizi di uso comune; progettare tra storia e contemporaneità, identità e innovazione; un progetto condiviso in un nuovo quadro urbanistico che dia certezza; un’attuazione efficiente, trasparente e di qualità che si avvalga anche di concorsi di idee e di progettazione; una regia pubblica forte, ma unitaria ed efficace nella gestione. Tra l’altro, Marchigiani ha affermato che sarà necessaria una variante strutturale al Piano regolatore, mentre Torbianelli ha insistito sul fatto che qualsiasi modello di sviluppo deve prevedere anche le residenze. Hanno poi portato il proprio contributo di opinioni Mario Sommariva (Autorità portuale), Maja De Simoni (Promotrieste), Barbara Franchin (Its) e gli architetti Paolo Vrabec e Barbara Fornasir.

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