La storia fascista ripudiata: sotto tiro via D’Annunzio

RONCHI DEI LEGIONARI. Via D’Annunzio torni ad essere, come in passato, via Trieste. A Ronchi dei Legionari ecco che si fa largo anche questa nuova proposta non certo “leggera” e trascurabile.
Ancora una volta, dunque, si mette mano alla storia e si vuol cancellare ogni traccia che sia riferita ad un passato che poco avrebbe da vedere con le peculiarità di una cittadina che si è sempre professata antifascista e che proprio per la strenua lotta alla tirannia nazifascista si è guadagnata la medaglia d’oro al valor militare.
«Così ancora oggi, ovvero per una esaltazione di una marcia di chiaro stampo fascista – ha sottolineato Marco Barone - è ricordata l’attuale via D’Annunzio, denominazione avvenuta per omaggiare quell’uomo, perché in una di quelle case D’Annunzio venne ospitato per poi marciare verso Fiume, occupare la città che verrà consegnata, chiavi in mano, al fascismo nel 1924 sancendo, fin dalla sua prima occupazione italiana, il declino fiumano. Nell’attesa di rimuovere il suffisso dei legionari, per le principali ragioni come notoriamente esposte nei mesi scorsi e nel libro “Ronchi dei Partigiani” in uscita a fine agosto 2015, è il caso di riproporre a Ronchi la sua vecchia e storica via, eliminando quella via D’Annunzio che stona con la storia e l’identità della città, senza dimenticare che Ronchi fino al 1947 rientrava sotto la provincia di Trieste ed il legame con Trieste è sempre stato vivace ed intenso».
Secondo il portavoce dell’associazione, ancora, nel corso di questo centenario della grande macelleria umana, ovvero della Prima guerra mondiale, sarebbe un bel gesto, un gesto finalizzato anche a deprecare e condannare tramite la forma il principale megafono della Grande guerra, colui che ha esaltato la Grande guerra, colui che ha invocato, evocato la guerra, colui che definirà «Imboscati d’oltralpe», «sventurati e svergognati» che hanno «peccato contro la patria» i soldati italiani prigionieri.
Ovvero, D’Annunzio. «Non dobbiamo poi dimenticare – ha continuato Marco Barone - i rapporti tra D’Annunzio e Ronchi. Infatti, a Ronchi ci fu la fila, la corsa, per collocare la targa a ricordo del luogo ove il “Comandante”, così amava farsi chiamare il guerrafondaio D’Annunzio, dimorò per qualche ora prima di partire per occupare Fiume. Già. Nessun cittadino di Ronchi, anche in questo caso, si rese disponibile, ma fu il fascistissimo Giunta, rappresentante di D’Annunzio a Trieste, ad adoperarsi personalmente per quella collocazione.
Per non parlare della questione del monumento a D’Annunzio, ripudiato da Ronchi, o del fatto che nessun cittadino di Ronchi partì volontario per l’occupazione della città di Fiume».
@luca_perrino
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