La Triestina ritorna sull’orlo del crac
TRIESTE L’incubo si ripete. E la Triestina, o meglio l'Unione Triestina 2012 del contestatissimo presidente Marco Pontrelli, torna sull’orlo del fallimento.
Solo poche settimane fa, a luglio, la società aveva rischiato il crac per una serie di pranzi e cene non pagati: l’aveva scongiurato solo in extremis alla vigilia dell’udienza davanti al giudice Daniele Venier.
Adesso si ritrova punto e a capo: nuovi creditori, rimasti a bocca asciutta, si fanno avanti. E chiedono soddisfazione. Sono la società Acerbis che, nella stagione 2012-2013, aveva fornito le magliette e l’abbigliamento tecnico alla squadra, e Luigi Turci, l’ex viceallenatore, ai tempi della presidenza di Andrea Puglia. Complessivamente il “conto” presentato all’attuale presidente Marco Pontrelli, in qualità di legale rappresentante della società alabardata, ammonta a quasi 40mila euro, tenendo conto delle spese. Più nel dettaglio Acerbis vanta un credito di circa 25mila mentre l’ex preparatore dei portieri ne reclama circa 15mila.
L’udienza davanti al giudice civile Riccardo Merluzzi è ormai alle porte: è stata fissata per mercoledì 30 settembre quando il giudice dovrà intervenire e prendere delle decisioni. Decisioni che teoricamente potrebbero innescare un “terremoto”.
L’unica soluzione per scongiurare ogni pericolo, come peraltro accaduto per i pranzi e le cene “a sbafo”, potrebbe essere un atto di desistenza da parte dei creditori: Acerbis e Turci, qualora venissero pagati all’ultimo momento, come Pontrelli assicura, potrebbero cioé fare dietrofront. In caso contrario, invece, anche se la società chiudesse la pendenza debitoria con la società d’abbigliamento e il viceallenatore, il giudice dovrebbe comunque valutare l’esistenza dei presupposti di solvibilità dell’Unione Triestina 2012, anche alla luce dell’istanza di luglio revocata sul filo di lana. Così prevede il codice.
La situazione, dunque, non è affatto rosea anche se questi debiti, va precisato, non sono riconducibili come responsabilità all’attuale gestione della società calcistica, sebbene in essa siano stati “assorbiti”.
Triestina a rischio crac, dunque, stavolta per le magliette e per un allenatore non pagati. L’abbigliamento tecnico è quello usato durante la stagione 2012-2013 in virtù di un accordo con l’Acerbis di Bergamo. Oggetto del contratto, solo in parte onorato, la fornitura di materiale per complessivi 35mila euro da utilizzare sia negli allenamenti che in partita. Solo 10mila euro sono stati pagati mentre per i restanti 25mila sono stati consegnati assegni postdadati: titoli di credito che, vista l’istanza di fallimento, non sono stati onorati.
Lo stesso discorso vale per i compensi del preparatore Turci che, dopo un’attesa infinita e inutile, ha attivato tutte le procedure possibili, sino a quella estrame della notifica del decreto ingiuntivo. Decreto non onorato anche se, bisogna precisarlo, la società calcistica non si è opposta. Ora si va in aula. L’udienza davanti al giudice Merluzzi è stata fissata per le 10. I creditori saranno rappresentati dagli avvocati Daniele Vidal, Davide Lamberti e Giovanni Vio. La Triestina da Dario Lunder.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo










