Ladri al Maggiore: sparito un ecodoppler

Irruzione nel reparto di Geriatria: l’apparecchiatura vale 40 mila euro. Al vaglio i filmati delle telecamere dell’ospedale



Un furto su commissione, con ogni probabilità, come gli ultimi avvenuti di recente. Ed è l’ennesimo in una struttura ospedaliera triestina. Hanno agito occhi e mani esperte, dunque.

Stavolta i ladri hanno fatto irruzione in Geriatria, al Maggiore. Hanno portato via la strumentazione più costosa: un ecodoppler con sonde. Il suo valore ammonta a circa 40 mila euro.

L’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, che ieri ha diramato un comunicato, conferma l’episodio.

Il colpo è avvenuto nel fine settimana. Non si esclude che sia accaduto nelle ore notturne o di primo mattino, quando i corridoi sono ancora poco popolati.

L’ala della Struttura complessa Geriatria dell’ospedale visitata dai malviventi è quella del primo piano, in cui si trova per l’appunto l’ambulatorio “Ecodoppler”.

I vertici dell’Asuits hanno messo immediatamente al corrente le forze dell’ordine. Sul caso sta indagando la polizia. Accertamenti che, in prima battuta, sono mirati alla verifica delle registrazioni video degli apparati di sorveglianza dell’ospedale, attivi sulle intere ventiquattr’ore. La direzione ha quindi consegnato agli inquirenti tutte le immagini disponibili.

L’Azienda sanitaria, come sottolinea la nota, assicurerà il servizio «riducendo al minimo i possibili disagi per i pazienti».

«Per quanto riguarda le apparecchiature rubate, l’Asuits ha una assicurazione che copre il furto delle attrezzature», si legge nel comunicato stampa.

«Era già stata prevista la sostituzione di questo ecodoppler per cui cercheremo di accelerare il più possibile la sostituzione», dichiara il commissario straordinario dell’Asuits Antonio Poggiana.

Il colpo precedente risale allo scorso febbraio, sempre all’ospedale Maggiore. I ladri, allora, erano riusciti a penetrare nel deposito della farmacia che ospita anche la U.F.A., l’Unità Farmaci Antiblastici, cioè gli anti-tumorali. È un centro ad alta specializzazione, in cui vengono preparate e distribuite le medicine agli ammalati di cancro dell’intera città. Prodotti delicati, anche tossici, rilasciati e somministrati direttamente in ospedale per le singole cure.

Un vero e proprio saccheggio, evidentemente mirato. Anche perché quei farmaci hanno un costo altissimo, spesso di migliaia di euro a scatola. Il Bevacizumab, ad esempio, è impiegato per il trattamento di varie patologie oncologiche tra cui quelli del colon-retto, del polmone e del rene. O il Trastuzumab, usato per il carcinoma mammario, e Nivolumab per il cancro al polmone.

Nell’elenco dei medicinali rubati risultavano non solo delle scatolette, ma pure le sacche per le chemioterapie.—





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