L’Ance alla Corte dei conti contro la Soprintendenza

Caso Picchione, i costruttori del Fvg chiedono indagini su eventuali danni erariali denunciando troppi “no” ai progetti edilizi e un contesto operativo di incertezza
Lasorte Trieste 19/09/12 Piazza Libertà,-Palazzo Economo
Lasorte Trieste 19/09/12 Piazza Libertà,-Palazzo Economo

L’associazione dei costruttori regionale (Ance) ha presentato un esposto alla procura della Corte dei conti con il quale chiede «l’avvio di indagini preliminari per la contestazione dell’eventuale danno erariale derivante dai provvedimenti di diniego sui progetti edilizi da parte della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, i pareri negativi negli ultimi mesi sono stati circa del 70% e aggravano - dice la nota dell’Ance - la situazione di un comparto che ha perso oltre 5000 addetti, mentre contribuiscono a creare un contesto operativo di incertezza con cui professionisti, imprese e amministrazioni pubbliche debbono quotidianamente misurarsi».

Domani alle 11, nella sede di Confindustria Udine in palazzo Torriani, gli “Stati generali delle costruzioni del Friuli Venezia Giulia” illustreranno «la gravissima situazione che si sta verificando in Friuli Venezia Giulia dopo l’aumento esponenziale dei dinieghi (o pre-dinieghi) sottoscritti dalla Soprintendenza».

Si inasprisce ancora, dunque, la forte contrapposizione tra Soprintendenza, enti pubblici e categorie professionali: la soprintendente ai Beni architettonici Maria Giulia Picchione ha esplicitato, dopo le prime proteste a poca distanza dal suo insediamento lo scorso luglio, il proprio atteggiamento di rigore, l’adesione stretta al Codice dei beni culturali, la sua esigenza di avere sul tavolo “pratiche complete” e non deficitarie di documenti per poter esprimere un parere motivato in campo architettonico e paesaggistico, aveva lamentato non solo le carenze gravi di personale di cui soffre l’ufficio ma anche un archivio in palazzo Economo senza puntuali archiviazioni e la mancanza (dall’architetto subito colmata) di un “database” con le date di arrivo dei progetti da esaminare e le date di scadenza entro cui il parere della Soprintendenza è obbligatorio per non scadere nella cattiva pratica del “silenzio-assenso”.

Tuttavia, dopo che nei mesi scorsi si erano registrate anche interrogazioni in Consiglio regionale, e mentre i costruttori lamentano «progetti fermi per 500 milioni in Friuli Venezia Giulia», il Comune di Trieste con sindaco e assessori (non dunque una categoria coi propri legittimi interessi) ha manifestato l’altro giorno dissenso verso «i pareri al 70% negativi senza una chiara e condivisa linea di indirizzo», e il direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines ha subito dopo definito «patologico e non ulteriormente tollerabile il livello di contrapposizione tra la Soprintendenza e le autorità del Friuli Venezia Giulia», impegnandosi «un’indagine approfondita anche a nome del ministero dei Beni culturali per capire che cosa sia successo in questi ultimi sei mesi. Sarà mio dovere - ha aggiunto Martines - verificare che anche la dottoressa Picchione come tutti i suoi predecessori sia disponibile al dialogo e al confronto attraverso il Tavolo tecnico previsto dal nostro ordinamento».

Picchione, in alcun modo raggiungibile nei giorni scorsi per una replica immediata alle contestazioni, ha in seguito affermato di non volersi mettere in contraddittorio con nessuno, annunciando piuttosto azioni legali contro le critiche mosse al suo operato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo