L’ex dirigente dovrà risarcire diecimila euro

È stato confermato il risarcimento del danno, ma nessuna condanna, il reato è stato dichiarato prescritto. Sta in questi termini la sentenza della Corte d’Appello di Trieste che ha pronunciato il “non doversi procedere” in sede penale per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex dirigente scolastica della scuola elementare Duca d’Aosta di Monfalcone, Maria Raciti. Si chiude così dunque il procedimento a carico della preside, accusata di violenza privata aggravata nei confronti di alcuni dipendenti dell’istituto. La dirigente scolastica assunse l’incarico alla guida della primaria nel settembre del 2009. Era stato l’anno successivo a segnare il percorso che la portò davanti al Tribunale a rispondere dei suoi metodi in ordine alla gestione del personale scolastico. Al processo di primo grado, al Tribunale di Gorizia, per la dirigente era stata pronunciata la condanna: il giudice Sara Frattolin aveva disposto la pena di un anno, 4 mesi e 15 giorni, oltre al pagamento di 10 mila euro complessivi di risarcimento alle parti civili, accogliendo in buona parte la richiesta del pubblico ministero Laura Santagiuliano. Il procedimento a carico di Raciti, difesa dall’avvocato Luigi Genovese, era stato riunito a due filoni relativi ad altri fatti accaduti alla Duca d’Aosta durante quell’anno scolastico. Per quanto riguarda la dirigente scolastica, l’avvocato Genovese aveva quindi impugnato la sentenza di condanna di primo grado in Appello, con la Corte a dichiarare la prescrizione del reato e a confermare le statuizioni civili circa il risarcimento del danno alle parti civili.
Durante il processo al Tribunale di Gorizia, al quale l’ex dirigente aveva sempre presenziato, era emerso che Raciti era solita chiudere a chiave la porta del suo ufficio quando convocava qualche sottoposto. La chiave veniva estratta dalla serratura, con ciò inducendo gli interlocutori ad una situazione di sudditanza psicologica. La difesa, da parte sua, aveva invece sostenuto che Raciti chiudeva le porte per mantenere riserbo sui colloqui con il personale e che finito l’incontro apriva senza indugio la porta. La dirigente scolastica in aula aveva spiegato il suo comportamento facendo riferimento alle “criticità” della Duca d’Aosta e a “gravi carenze” nella sicurezza dello stesso istituto. A distanza di due anni dalla condanna di primo grado, è dunque scaturita la sentenza d’Appello: sì al risarcimento, ma nessuna condanna penale per prescrizione del reato.—
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