L’importanza dei “no” che aiutano a crescere e l’arte della coerenza

TRIESTE Quando nel 1999 uscì il saggio di pedagogia “I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips, in Italia andarono immediatamente a ruba più di seicentomila copie, a testimonianza del bisogno, dei genitori di ieri come di quelli di oggi, di porre dei giusti confini tra l’io dei propri figli e il resto del mondo. Ma quanto contano i “no”? E cosa si intende davvero per “limiti” da dare ai bambini? Questa settimana Peter Pan ne ha parlato con Giandomenico Bagatin, psicologo e psicoterapeuta triestino che spesso riceve richieste per consulenze educative da parte di genitori.
«Storicamente - spiega -, parlando di limiti, le correnti pedagogiche si sono sempre polarizzate su due fronti. Uno molto strutturato, di cui fanno parte ad esempio i pediatri che anni fa consigliavano in modo molto forte di allattare i bambini a orari regolari. Dall’altra parte c’è tutta la corrente pedagogica che pone l’accento unicamente sull’amore e sull’attenzione».
E così la maggior parte delle persone alle prese con l’educazione dei più piccoli finisce per propendere, per storie di vita o altri motivi, per uno dei due fronti. «Naturalmente – osserva Bagatin che insegna Psicoterapia dell'età evolutiva in Italia, Spagna, Portogallo e Stati Uniti ed è vicepresidente delll'Ordine degli psicologi fvg - servono tutti e due gli aspetti perché per dare i limiti a un bambino o a una bambina bisogna instaurare una buona relazione di attaccamento. Un “no” carismatico o autoritario, infatti, non è veramente efficace, se non inizialmente».
D’altra parte, per i genitori di oggi dare un limite risulta sempre più ostico: «La difficoltà, secondo me, è storica – continua l’esperto –. Da una parte negli ultimi decenni è stato fatto un buon lavoro culturale che ha fatto comprendere che alcune cose non aiutano: non serve ad esempio picchiare o far riscrivere qualcosa mille volte. D’altra parte non è stato fatto un lavoro altrettanto buono su come si diano i limiti e socialmente non c’è un grande supporto alla genitorialità». In più, negli ultimi decenni, mamma e papà si sentono tipicamente in colpa: lavorano sempre di più e mediamente tornano a casa sempre più tardi.
«C’è più stanchezza e le persone dormono sempre di meno. Alla luce di questo, è chiaro che se un genitore arriva a casa alle 7 o alle 8 di sera e deve iniziare a dire “no”, già schiacciato dal senso di colpa, finisce per essere più morbido. È importante invece “reggere la colpa”, accogliere il fatto che anche noi adulti abbiamo dei limiti ed essere in grado di dare una struttura amorevole e sicura ma sempre uguale, rispettosa di alcune regole di base e piuttosto ferma».
Insomma quando in gioco ci sono i limiti, non parliamo solo di “regole” e di “no” ma anche di cura della relazione e di confini sicuri. «Infine - conclude Bagatin - non ci si può nascondere il fatto che il rapporto tra genitori e figli è di tipo verticale. Non possiamo illuderli che abbiano lo stesso potere, anche se si possono creare delle cornici in cui sono liberi di scegliere. Il mio consiglio principale è, in una parola, la coerenza: non affidarsi mai allo stress per dare i limiti e le regole, ma cercare di lavorare gradualmente, giorno dopo giorno, per costruire un sistema educativo che funzioni». —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








