Trieste dice addio a Livio Manzin, padre dello Sci Club 70

Ha iniziato allo sci intere generazioni di triestini, con una passione enorme per lo sport coltivata nel corso degli anni e con intuizioni innovative

Micol Brusaferro
Livio Manzin
Livio Manzin

Ha iniziato allo sci intere generazioni di triestini, con una passione enorme per lo sport coltivata nel corso degli anni e con intuizioni innovative, che hanno trasformato radicalmente il modo di sciare, e di allenarsi, in città.

È scomparso nei giorni scorsi Livio Manzin, 94 anni, storico presidente dello Sci Club 70, uno dei fondatori del sodalizio, ma anche della “pista di plastica” di Trieste, un impianto pionieristico, che ha visto migliaia di bambini, oltre a tanti adulti, mettere per la prima volta ai piedi un paio di sci in un contesto non montano, ma immerso nel verde di Aurisina.

Manzin aveva già iniziato la sua attività, in realtà, in via dell’Istria, dove negli anni Sessanta era stato allestito una sorta di scivolo, una soluzione incredibile per l’epoca, che aveva consentito a molti triestini di provare una discesa, anche se per pochi metri. Il club ha affidato ai social un messaggio.

«Il consiglio direttivo dello Sci Club 70, a nome di tutti i soci e tesserati – si legge – esprime il proprio cordoglio e vicinanza alla famiglia di Livio Manzin che è venuto a mancare. Livio è stato lo storico presidente del nostro sodalizio per 40 anni e uno dei fondatori del “70” e della pista di “Plastica” di sci di Aurisina. Livio è stato uno dei protagonisti indiscussi della promozione e divulgazione dello sci a Trieste e non solo. Con lui se ne va un’altra anima del Trofeo Biberon. Per tutti noi Livio resterà sempre colui il quale ha fatto la nostra storia, la nostra comunità, il nostro sci club. Ciao Livio e grazie».

L’attuale presidente dello Sc 70, Roberto Andreassich, racconta: «Per noi è stato il punto di riferimento del club, sempre operativo, in prima persona, non è mai stato un presidente “da scrivania”, molto attento a tutto, scrupoloso, partecipe. La sua prima avventura, in via dell’Istria, è poi proseguita ad Aurisina, in un periodo in cui nessuno parlava di piste artificiali, soluzioni che oggi invece vengono spesso citate. Allora era stato considerato un sognatore, un visionario. In realtà aveva pensato e introdotto qualcosa di nuovo e assolutamente utile, mai concepito come uno spazio alternativo alla neve, ma come un luogo dove i triestini potessero imparare a sciare prima di andare in montagna».

Dai primi anni Settanta, momento in cui il sito di Aurisina si è sviluppato, l’impianto è stato poi ampliato e migliorato, ma per molti restano ancora i ricordi di quelle prime sciate sulla plastica, da bambini, decine di anni fa. A livello personale Andreassich sottolinea: «Come suo successore mi ha formato, è stato una guida per me ma anche per tutto l’attuale gruppo dirigente, ed è stato sempre molto paziente. Posso definirlo un maestro bravo e appassionato, che amava il club, la sua creatura, e che ha sempre fatto di tutto perché l’attività proseguisse nel migliore dei modi. Se abbiamo raggiunto un livello importante sicuramente un grande merito va a lui».

Manzin è stato anche uno dei promotori del Trofeo Biberon, competizione giovanile molto conosciuta e apprezzata. Lo Sci Club 70 sta pensando a qualche iniziativa per commemorarlo nei prossimi mesi.

Anche la Fisi regionale, in una nota, ha voluto ricordarlo. «Il mondo degli sport invernali piange la scomparsa di Livio Manzin», si legge nel testo, che ricorda anche la carica di vicepresidente del Comitato Fvg, la Stella d’argento e di bronzo del Coni e il cavalierato della Repubblica. «Un personaggio – si sottolinea – che rimarrà nella storia dello sci regionale».

 

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