Agenti uccisi in Questura, Meran è di nuovo un caso: «No al suo trasferimento»
Oltre a Sap e Siap si schierano anche gli esponenti regionali Scoccimarro (Fdi) e Ghersinich (Lega): levata di scudi sull’avvicinamento in una rems

La ferita è ancora aperta e difficilmente nel cuore dei familiari, degli amici, dei colleghi di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego riuscirà mai ad essere rimarginata.
Anche per questo ha scatenato inevitabili reazioni la notizia della possibilità che in un futuro, neppure troppo lontano, Alejandro Augusto Meran, il domenicano che il 4 ottobre del 2019 ha ucciso i due poliziotti e poi è stato assolto per vizio totale di mente, possa essere trasferito in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (rems) del Nordest.
A colpire, per aspetti diversi, sono state anche le immagini recenti che il Piccolo ha pubblicato e che ritraggono Meran mentre fa la telecronaca di una partitella di calcio nel campo ricavato all’interno della rems di Santa Maria di Calice al Cornoviglio, in provincia di La Spezia.
È internato lì da tre anni, in attesa che si liberi un posto in una rems del suo territorio di residenza, come previsto dal sistema. Quelle immagini che lo vedono ridere, divertirsi, per alcuni fanno a pugni con il dolore di chi soffre per la perdita di Matteo e Pierluigi. «Mentre lui ride i familiari ancora si disperano», è la frase ricorrente. Secondo altri però quelle immagini hanno evidenziato anche qualcosa di diverso, ovvero il miglioramento delle condizioni di Meran, di difficilissima gestione agli inizi di questa drammatica vicenda.
Per questo i suoi legali, Paolo e Alice Bevilacqua, lo scorso febbraio avevano presentato istanza di rivisitazione della sua pericolosità sociale, chiedendo un nuovo supplemento di indagine clinica.
Ora, come anticipato dal nostro quotidiano, la presidente del Tribunale di sorveglianza di Genova, Daniela Verina, ha chiesto alle autorità competenti che sia assicurato al più presto il rientro di Meran dell’internato sul territorio di provenienza.
La collocazione nell’attuale rems infatti era fin dall’inizio provvisoria, in attesa che sul territorio di residenza venisse trovato un posto. Così prevede il sistema. C’è la possibilità che venga valutata una rems in Veneto, dove vive la madre. L’ipotesi di un riavvicinamento di Meran a Trieste ha stimolato la presa di posizione della politica e dei sindacati di Polizia.
Ad esprimere contrarietà è il segretario regionale del Sap Lorenzo Tamaro, secondo il quale «rappresenterebbe una mancanza profonda di rispetto non solo verso le vittime, ma anche nei confronti di un intero territorio, dove non si è mai placato il dolore per l’accaduto».
E aggiunge: «Apprendiamo di un possibile miglioramento del “paziente” pluriomicida in così poco tempo, e quindi viene da chiedersi se un intervento preventivo da parte del sistema della salute mentale avrebbe allora evitato quel dramma».
Tamaro ricorda che «la sentenza in Cassazione è stata determinata dall’esito di una perizia redatta da un unico professionista, che ha stabilito il vizio totale di mente di Meran, in contrasto con le conclusioni alle quali era giunto un collegio peritale in primo grado: ovvio che emergono delle perplessità».
Il Siap provinciale a sua volta considera «già una profonda mortificazione della giustizia il fatto che a Meran sia stato evitato il carcere; ipotizzare un suo ritorno o avvicinamento ai luoghi in cui ha spezzato due giovani vite in servizio rappresenta un’ulteriore, inaccettabile offesa».
Intervenendo a un convegno sulla copertura legale per le forze dell’ordine e le forze armate, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro di Fratelli d’Italia ha usato parole forti: «È agghiacciante – ha dichiarato – l’ipotesi che colui che ha ucciso a Trieste gli agenti Rotta e Demenego possa ambire a ottenere la libertà: Meran in altre democrazie occidentali sarebbe in carcere, per non dire altrove, dove difficilmente sarebbe arrivato sano o vivo dopo la sparatoria fatale a Pierluigi e Matteo. È una situazione che mi lascia perplessità e inquietudine».
Il consigliere regionale della Lega Giuseppe Ghersinich ritiene l’ipotesi di un trasferimento in regione «sbagliata e inopportuna». Inoltre crede che «il caso Meran imponga una riflessione sul rapporto tra giustizia, sicurezza e salute mentale. Sempre più spesso le forze dell’ordine sono chiamate a intervenire in situazioni complesse, che non possono essere scaricate solo su chi indossa una divisa. Prevenire è indispensabile, ma resta un principio: la tutela della salute mentale non può cancellare il bisogno di giustizia».
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