Maggioranza, Pd e M5s: è rimpallo di accuse sulle scelte del passato e le ultime cessioni

il retroscena
Anche nella maggioranza solo pochi sapevano della “detronizzazione” di Trieste dai vertici di AcegasApsAmga. Certo è che il caso è destinato a suscitare polemiche. Le possibili ragioni, infatti, spaziano dall’eccessiva vendita di azioni a possibili nomine presidenziali sgradite in arrivo da Trieste, che avrebbero portato l’azienda a correre ai ripari in questo modo.
Il capogruppo di Forza Italia Piero Camber commenta a caldo: «Questo è il frutto di una serie di scelte sciagurate fatte nel corso degli anni. L’unico aspetto positivo è che ai tempi in cui avevamo ancora il 100% siamo riusciti a far comprare Palazzo Modello ad Acegas». Aggiunge ancora l’esponente forzista: «In qualche maniera Trieste è stata messa all’angolo, ma questo è il rischio quando fai alleanze con qualcuno più grande di te. Non c’è nulla che io possa rimproverare al sindaco Roberto Dipiazza, almeno credo, perché questo è il contesto in cui si muove Trieste. Ora tutto quel che possiamo fare è cercare almeno di ottenere la presidenza dei Revisori dei conti».
Il capogruppo del M5s Paolo Menis attacca: «Si sta concretizzando quello che abbiamo sempre paventato, ossia la completa cessione al mercato di aziende che sono chiamate invece a fornire servizi pubblici essenziali. Una contraddizione in termini. Per questo i cittadini devono “ringraziare” le politiche dissennate prima del Pd e ora del centrodestra che hanno promosso operazioni speculative finanziarie e vendite illogiche di azioni».
L’ex sindaco e ora consigliere regionale dem Roberto Cosolini imputa proprio all’eccessiva vendita di azioni la ragione dello scacco: «Ai tempi Trieste e Padova avevano circa il 5% delle azioni Hera, il patto sulla governance dipendeva anche da queste percentuali. Nel frattempo è entrato un terzo soggetto, Udine, che a causa delle cessioni degli altri è arrivato a stare sullo stesso piano». Le conseguenze? «Fosse successo con me sindaco avrei avuto strali di tutti i tipi dal centrodestra. Io sarò molto più sobrio, dicendo che per l’operatività di Acegas tutto ciò è in sostanza poco rilevante. Però una figura simbolica e con un ruolo di garanzia verrà a mancare. Resta il dubbio se fosse necessario vendere tante azioni e non si potesse fare cassa diversificando le fonti o appoggiandosi a bandi regionali», conclude Cosolini.
Una lettura che non convince il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli: «Quando la giunta Cosolini ha venduto Acegas si poteva negoziare veramente da una posizione di forza. Quella volta si scelse invece di fare un patto parasociale a termine che dava la presidenza a Trieste senza garantirla in alcun modo dopo la scadenza. Ora Hera non ha motivi per darci la presidenza. Azione più, azione meno, poco cambia. Bisognava pensarci allora».
La questione della vendita delle azioni Hera è da tempo fattore di tensioni nel centrodestra: oppositori feroci di ogni cessione ai tempi di Cosolini, ora i consiglieri di maggioranza si trovano a sostenere le cessioni volute dalla giunta Dipiazza per puntellare il bilancio. Un dato spinoso, alla luce degli ultimi risvolti. Sempre da quella parte politica, però, alcune fonti suggeriscono che da Trieste stesse per arrivare una nomina alla presidenza sgradita alla società. E che questa sia un’altra ragione per l’elisione del vertice triestino. —
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