Maltauro: con un’altra Authority di nuovo in corsa per Porto Vecchio

«È chiaro che in conclusione ci abbiamo rimesso noi, ma avevamo un grande sogno e a Trieste ci stavamo affezionando fortemente. Il nostro mestiere è questo e quindi mai dire mai: se cambieranno i vertici dell’Autorità portuale, in presenza di un nuovo bando potremmo anche soppesarlo bene e alla fine rimetterci in corsa». Enrico Maltauro, amministratore delegato di Portocittà commenta, nel corso di una battuta di caccia in Ungheria, la risoluzione consensuale della concessione in Porto Vecchio che i legali della società hanno raggiunto con l’Avvocatura dello Stato e che, essendo stato approvata giovedì pomeriggio dal Comitato portuale, diverrà ora operativa. Nella sostanza, l’Authority verserà all’ex concessionario la somma di 1 milione 110mila euro, risultato di un complicato calcolo che ha preso in considerazione progetti e opere già eseguiti e ritenuti di interesse per l’Autorità portuale il cui valore è stato stimato in 1 milione 244mila e 7 euro oltre al fatto che Portocittà deve anche versare ancora 285mila 71 euro di canone, calcolato fino al 31 ottobre 2013. I canoni per gli anni precedenti, di 317mila euro, erano già stati pagati. A regime, l’importo annuale da corrispondere sarebbe dovuto lievitare a 4 milioni 394mila 682 euro e la concessione, sottoscritta il 25 novembre 2010, avrebbe dovuto rimanere in vigore per 70 anni.
«Impossibile provare soddisfazione al termine di questa vicenda - aggiunge Maltauro - è come aver divorziato senza darsi delle coltellate. Anche se si è trattato di una chiusura in serenità resta l’amarezza. Un minimo aspetto positivo è costituito dal fatto che secondo me è stata concordata una via d’uscita onorevole per entrambe le parti. Nel complesso, lo ripeto, ci abbiamo rimesso abbondamente». Portocittà, partecipata dalle imprese di costruzioni Maltauro e Rizzani de Eccher, Sinloc (Sistema iniziative locali) e Biis (Banca infrastrutture innovazione e sviluppo di Banca Intesa) ha più volte affermato di aver comunque già investito in Porto Vecchio 10 milioni di euro. Sull’altro versante l’Authority non solo deve ora ripartire da zero, ammesso che intenda puntare alla riconversione dell’intera area oggi inutilizzabile a fini puramente portuali, ma dovrà fare a proprie spese anche l’infrastrutturazione per i primi cinque magazzini, quelli dati in concessione per novant’anni alla Greensisam di Pierluigi Maneschi e dove, secondo l’ultima ipotesi, potrebbe trovare collocazione anche il Parco del mare da anni vagheggiato dalla Camera di commercio. Anche per questo compito infatti sarebbe dovuta intervenire Portocittà. Stanno per scadere i quaranta giorni di tempo che Marina Monassi ha dato a un professionista per redigere il progetto di questa infrastrutturazione. Intanto la stessa presidente dell’Authority ha confermato l’intenzione di dare ospitalità nell’ottobre 2014 a TriestEspresso Expo, la fiera del caffé nei magazzini 27 e 28 dopo che il 26 aveva fatto rilevare a questo scopo gravi carenze strutturali.
Risolto finalmente il contenzioso con Portocittà e considerato che il bando per nuove manifestazioni di interesse emesso nei mesi scorsi dall’Authority non aveva valore di gara, la corsa per il Porto Vecchio riparte da zero con una valanga di incognite. Mentre infatti in città si spargono voci assolutamente incontrollate di potenziali investitori russi interessati a tutta l’area, è nota la predilezione di Monassi stessa a favore di una soluzione a spezzatino e molti piccoli concessionari dell’era pre-Portocittà sono pronti a far richiesta per riavere le vecchie miniconcessioni. Vero è anche che tra un anno la presidenza dell’Authority scade, non è chiaro a chi interessi una corsa contro il tempo.
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