Manifestazione del Gud, evitati gli scontri

Trieste. Due ore di corteo lungo le vie del centro cittadino
Foto BRUNI TRieste 05.11.2011 Corteo di Forza Nuova
Foto BRUNI TRieste 05.11.2011 Corteo di Forza Nuova

Il fascismo è fuori legge». Una signora in piazza Sant’Antonio non ne può più degli slogan (“Boia chi molla” o “Istria libera”) e dei saluti con il braccio teso in pieno centro cittadino. «Va in mona de to mare» replica al megafono Fabio Bellani, responsabile del Gruppo unione difesa (Gud) di Trieste. È l’unico momento di tensione del corteo del Gud in onore dei martiri di Trieste del 5 e 6 novembre 1953. Gli studenti, accampati in piazza della Borsa, non si fanno vedere. E i camerati non si spingono oltre piazza della Repubblica.

Nessuno scontro dunque, come qualcuno aveva temuto. Il tour di due ore comprende viale XX Settembre via Imbriani, via Mazzini, via San Spiridione, piazza Sant’Antonio, via Ponchielli, piazza San Giovanni, via Battisti e di nuovo in Viale fino alla sede di via Rapicio. Una cinquantina di manifestanti con striscioni («Prima gli Italiani”, “Istria patria Nostra”, “No alla Nato”,) “coccolati” dalle forze dell’ordine in un rapporto uno a due. «Istria e Dalmazia (con l’omissione di Fiume, ndr) sono Italia, Kosovo è Serbia» è lo striscione del giorno. Le bandiere serbe infatti sono le uniche presenti oltre ai tricolori e a quelle rosse con la croce celtica. L’autodeterminazione della Serbia è tra le cose che stanno più a cuore ai camerati del Gud.

«Il Kosovo è Serbia e Serbia resterà». Qualcuno grida “Palestina libera”, ma nessuno lo segue. Non va di moda. Si sente gridare “Tito boia”. Ma Josif Broz è morto il 4 maggio 1980. Qualcuno lo dica ai camerati, davvero bravi a scattare sull’attenti, a sparare fumogeni, ma poco intonati sull’inno d’Italia e poco plastici nell’igienico saluto romano. Effetto forse delle birrette consumate prima di mettersi in marcia. (fa.do.)

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