Maremetraggio offre uno sguardo sul mondo Animazioni e social nei corti in concorso

Sono 82 le opere selezionate da “Sugarlove” a “All these creatures” fino al triestino “Pepitas” con Lino Guanciale



«Una condizione di spaesamento con cui l’essere umano sta vivendo cambiamenti più grandi di lui. Un continuo tentativo di decifrare una realtà sempre più caotica e imperscrutabile. E da qui la volontà di rifugiarsi nei rapporti umani, nella ricerca del prossimo, nella comprensione». Ora più che mai, nell’edizione del ventennale, la storica e tanto amata colonna portante del festival dedicata ai corti, la sezione Maremetraggio, torna protagonista assoluta della manifestazione, e lo fa con contenuti sicuramente ambiziosi.

Ancora una volta al timone c’è Francesco Ruzzier che, dopo un certosino lavoro di scrematura tra oltre seicento shorts, consegna al pubblico di Piazza Verdi una selezione di 82 opere brevi, provenienti come sempre dai Paesi più disparati. La novità, però, è la presenza di una pattuglia agguerrita e finalmente nutrita di italiani, ben 20, segno «che anche qui da noi inizia ad esserci una grande produzione».

I temi

«Negli ultimi anni – sottolinea Ruzzier – Maremetraggio non è mai stata allestita utilizzando i temi trattati o i discorsi politici affrontati dai film come linea guida: il tentativo è sempre stato quello di individuare un’idea di cinema personale alla base. Però, era impossibile che da questa non emergesse un certo tipo di visione del mondo. La selezione cerca allora di suggerire 82 punti di vista diversi per provare a restituire la complessità e frammentazione da cui siamo quotidianamente investiti: la speranza è che nell’insieme di una visione collettiva ci si senta più predisposti ad accettare uno sguardo diverso dal nostro».

tante registe

Sono diverse le registe che si cimentano nell’animazione, uno dei generi più gettonati di Maremetraggio. È addirittura una doppietta per Laura Luchetti, in concorso sia nei corti che nei lunghi di Nuove Impronte con “Fiore Gemello”. Il suo “Sugarlove”, “zuccheroso” ma con sorpresa finale, è animazione in stop motion doppiata da una nota coppia del cinema, Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti. Regista italiana ma produzione UK, “Inanimate” di Lucia Bulgaroni ha appena vinto il Nastro d’Argento: anche qui stop motion per un seducente racconto dal sapore esistenziale. Va indietro nel tempo, al fascismo cui sfugge con la sua bici, “Mercurio” di Michele Bernardi, che si cimenta in un’animazione più classica ma suggestiva. Un’icona hollywoodiana è poi al centro “Goodbye Marilyn”, dove Maria Di Razza traspone in animazione un’intervista immaginaria alla star più amata di tutti i tempi.

I più premiati

Tra i corti che si candidano a conquistare la palma di più amato dal pubblico tira la volata “All these creatures” , premiato a Cannes, estetica alla Terrence Malick. Non è da meno “Silent Child”, Oscar 2018 inglese sul rapporto che una bambina sorda instaura con chi le insegnerà il linguaggio dei segni. Il più triestino è “Pepitas” di Alessandro Sampaoli, che propone l’accoppiata nonna impicciona (Ariella Reggio) e nipote (Lino Guanciale) che di notte si trasforma.

L’ambiente si ribella

Che sia una natura che si rivolta alla sopraffazione dell’uomo nel quasi horror “Acide” o l’urbanizzazione violenta del più pacato ma incisivo “27 floors” l’ambiente è un tema sentito e declinato nelle più ampie sfaccettature. Dominano anche i social: audace “Rapaz” , cileno, estremizzazione della violenza e della giustizia privata, d’impatto “Comments” , documentario sperimentale tedesco che “mette in scena” vere ingiurie e insulti estrapolati da Youtube. —



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